17 Mar, 2026 - 14:45

"Invio navi guerra avvicinerebbe terza guerra mondiale", Salvini avverte su un intervento nello Stretto di Hormuz

"Invio navi guerra avvicinerebbe terza guerra mondiale", Salvini avverte su un intervento nello Stretto di Hormuz

L'Italia e l'Europa hanno detto di no alla proposta del presidente americano, Donald Trump, di una missione militare congiunta con la Nato per sbloccare lo Stretto di Hormuz, chiuso dall'Iran dopo l'inizio delle ostilità con Usa e Israele. 

L'Europa e l'Italia non invieranno navi militari per 'forzare' il blocco, ne si proseguirà per la strada dell'ampliamento della missione navale Aspide nel Mar Rosso.

Acconsentire alle richieste del presidente statunitense avrebbe significato un coinvolgimento diretto nella guerra con l'Iran e un ampliamento del conflitto alla Nato, cosa che le potenze occidentali stanno cercando di scongiurare in tutti i modi.

Oggi sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega, Matteo Salvini, plaudendo alla posizione assunta dall'esecutivo italiano e esprimendo - cosa non scontata - critiche nei confronti della richiesta avanzata da Donald Trump.

Iran, Salvini: "Italia non ha scelto la guerra, invio navi avvicinerebbe terzo conflitto mondiale"

Per Salvini l'Italia non ha scelto la guerra in Iran, che è stata una decisione unilaterale di Trump e Netanyahu. Ha avvertito che l'invio di navi militari nello Stretto di Hormuz da una qualsiasi delle potenze Nato avvicinerebbe il mondo alla terza guerra mondiale, perché porterebbe al coinvolgimento a catena di tutte le altre potenze.

L'articolo 5 della Nato prevede che in caso di attacco ad un Paese dell'alleanza, tutti gli altri membri debbano intervenire in sua difesa. 

virgolette
Trump ci ha coinvolto quando è stato attaccato l'Iran? No, non mi sembra. Ci ha avvisato a cose fatte. Spero - non ne ho certezza ovviamente - che chi ha lanciato questa iniziativa abbia valutato tutte le conseguenze. L'Italia non ha scelto questo attacco e questa guerra non è una nostra guerra. Non siamo in guerra contro la Russia, non siamo in guerra contro l'Iran. Manteniamo le nostre truppe in diversi paesi all'estero, compreso Libano, Medio Oriente, per tutelare la pace e difendere dagli attacchi. 

Ha detto il vicepremier nel corso di un'intervista ai microfoni di Rtl 102.5 in cui ha rimarcato:

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Mandare navi da guerra in zona di guerra significherebbe avvicinarsi al Terzo conflitto mondiale. Quindi bene la prudenza del governo italiano.

Stretto di Hormuz, la critica a Trump: "L'Italia non è in guerra e non voglio mandare i nostri ragazzi a combattere"

Il vicepremier e leader della Lega critica la richiesta di Donald Trump agli alleati di inviare navi militari nel Golfo Persico per aiutare gli Usa a liberare lo Stretto di Hormuz, il cui blocco sta mettendo in ginocchio l'economia mondiale e causando una crisi energetica senza precedenti.

Blocco causato dall'offensiva militare lanciata insieme ad Israele contro il regime degli Ayatollah. E' ormai noto il ruolo strategico del canale che divide Iran e Oman e che è sotto il controllo di Teheran.

Lo stretto è chiuso da tre settimane, ovvero, dall'inizio dei bombardamenti di Usa e Israele e da allora solo pochissime petroliere e navi hanno potuto attraversarlo. Il regime iraniano sta utilizzando l'arma della crisi energetica per colpire l'Occidente. 

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Trump è partito con un conflitto di cui ci ha avvisato a guerra iniziata e quindi l'Italia non è in guerra. Non ci chiedano navi da guerra perché non voglio mandare i nostri ragazzi in guerra e non voglio avvicinare la Terza Guerra Mondiale. 

Ha ribadito oggi il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, rispodendo alle parole del presidente statunitense Donald Trump.

L'Italia "sta lavorando per porre fine a questo e ad altri confitti perché prima di aprire un nuovo fronte bisogna analizzare bene le conseguenze" ha chiosato il ministro che poi ha aggiunto:

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È giusto fare l’interesse nazionale.

Rischio escalation globale: quanto è reale lo spettro della terza guerra mondiale?

L’ipotesi di un’escalation verso un conflitto globale a causa dell'eventuale invio di navi militari della NATO nello Stretto di Hormuz aumenterebbe sicuramente il livello di tensione e il rischio di incidenti diretti con l’Iran, soprattutto in un’area già altamente militarizzata e strategica per gli equilibri energetici globali.

Tuttavia, il passaggio da uno scontro localizzato a una vera e propria “terza guerra mondiale” non è automatico. Anche nel caso di attacchi a unità NATO, l’attivazione dell’articolo 5 richiederebbe una decisione politica condivisa tra gli alleati, lasciando spazio a valutazioni diplomatiche e tentativi di de-escalation.

Storicamente, situazioni di forte tensione tra grandi potenze sono state spesso gestite attraverso canali negoziali proprio per evitare un conflitto su larga scala.

In questo scenario, il rischio più concreto appare quello di un’escalation graduale: incidenti militari, ritorsioni mirate e un ampliamento regionale del conflitto. 

 

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