17 Mar, 2026 - 13:49

Morte Donato Monopoli, la lettera dei genitori: “L'appello bis una ferita che si riapre, chiediamo verità”

Morte Donato Monopoli, la lettera dei genitori: “L'appello bis una ferita che si riapre, chiediamo verità”

Donato Monopoli aveva 26 anni e tutta una vita davanti a sé: è morto quasi sette anni fa, il 5 maggio 2019, dopo mesi di agonia. Coinvolto in una rissa e picchiato all'esterno di una discoteca di Foggia, non si è mai ripreso da un gravissimo trauma cranico.

Il dolore dei familiari è sempre vivo e si rinnova a ogni udienza del processo che vede imputati i due aggressori.

I genitori del 26enne hanno deciso di scrivere una lettera aperta in vista del 23 marzo, giorno in cui è prevista l'udienza di appello bis, con cui sperano di arrivare finalmente alla fine di questo percorso giudiziario.

"Scriviamo queste righe con il cuore pesante, ma con la schiena dritta. Siamo arrivati a un nuovo, sofferto bivio: dopo il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione, ci attende ora un processo d'appello bis. Per molti questi sono solo termini tecnici, passaggi procedurali o freddi rinvii tra aule di tribunale. Per noi, che siamo i genitori di Donato, ogni nuova udienza è una ferita che si riapre, ogni rinvio è un respiro tolto alla memoria di nostro figlio e un peso che si aggiunge a un dolore che portiamo addosso da troppo tempo", affermano sulla missiva.

Caso Donato Monopoli, la lettera aperta dei genitori: "Stiamo ancora aspettando la verità"

La lettera aperta dei genitori è toccante. "Sono passati quasi otto anni da quella terribile aggressione e quasi sette da quando Donato ci ha lasciato per sempre. Sette anni di silenzi, di vuoto a tavola, di sogni spezzati. Eppure, dopo tutto questo tempo, siamo ancora qui. Siamo ancora fermi sulla soglia di un tribunale a chiedere ciò che spetta di diritto a ogni essere umano: la verità", si legge.

La vita della famiglia Monopoli non è stata più la stessa dalla notte del 6 ottobre 2018, quando Donato è stato colpito ed è finito in coma, fino al tragico epilogo sette mesi dopo.

"Donato aveva solo 26 anni. Era un ragazzo pieno di sogni, con progetti pronti a decollare e un sorriso che aveva il potere di riscaldare anche le giornate più piovose. Quel sorriso è stato spento per sempre in una notte di violenza inaccettabile. Da quel tragico giorno, la nostra vita è cambiata radicalmente: è diventata una missione sacra. La missione di dare a nostro figlio la dignità di una sentenza che sia finalmente giusta, definitiva e indiscutibile.
Tornare in aula per un appello bis significa per noi ripercorrere l'inferno dall'inizio".

A febbraio 2025, infatti, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello, con la quale i due imputati Francesco Stallone e Michele Verderosa erano stati condannati rispettivamente a 10 e 7 anni, con il reato derubricato a omicidio preterintenzionale. 

"Significa dover dimostrare ancora una volta ciò che è evidente, lottare contro il tempo che scorre inesorabile e contro il rischio che l'oblio cali su questa vicenda dopo quasi un decennio. Ma la verità non può e non deve essere soggetta a stanchezza. La responsabilità di chi ha tolto la vita a un ragazzo innocente non può essere diluita o sfumare tra le pieghe dei codici e dei tecnicismi giuridici" recita ancora la missiva.

L'appello ai giudici e al Paese

"Ci rivolgiamo direttamente ai giudici che siederanno in quell'aula: dietro i faldoni che sfoglierete, dietro ogni perizia e ogni testimonianza, ci sono gli occhi di Donato che vi guardano. C’è una famiglia distrutta che non cerca vendetta, ma una giustizia che sia specchio dei fatti, chiara e commisurata all'immenso valore di una vita umana" scrivono i genitori della vittima.

Lo scorso gennaio papà Giuseppe Monopoli aveva lanciato un appello anche tramite TAG24.

"Ci rivolgiamo anche alla società civile e a chiunque abbia a cuore il futuro dei nostri giovani: non lasciateci soli proprio adesso. La vicenda di Donato riguarda i figli di tutti noi. Un Paese in cui si può morire a 26 anni, e dopo quasi otto anni non si ha ancora una parola definitiva sulla colpevolezza, è un Paese che deve riflettere sul senso della propria giustizia".

La famiglia della vittima: "Non indietreggiamo"

"Non sappiamo quanto sarà ancora lungo e tortuoso questo cammino, ma sappiamo con certezza che lo percorreremo insieme, fino all'ultimo centimetro, senza mai indietreggiare. Lo dobbiamo a Donato, lo dobbiamo alla sua innocenza. La nostra speranza è che l'appello bis riconosca, una volta per tutte, il peso incalcolabile di ciò che ci è stato tolto" si legge sulla lettera.

Infine, la madre e il papà di Donato ribadiscono la loro richiesta di avere giustizia e verità.

"Giustizia per Donato. Perché la nostra sete di verità non si fermerà mai, finché non avremo pace".

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