Il presidente della Biennale (di destra) li vuole. Il ministro della Cultura (di destra) no. Buttafuoco contro Giuli: la Biennale d'arte di Venezia che inizierà il prossimo maggio diventa un campo di battaglia a proposito degli artisti russi.
Sta di fatto che Marco Travaglio, oggi, ha preso le parti di Pietrangelo Buttafuoco: il governo, nella persona del ministro Alessandro Giuli, per il direttore, non deve mettere becco nelle cose di un'istituzione culturale indipendente. E gli artisti di tutto il mondo hanno diritto sempre e comunque ad esibirsi, al di là del governo che regge le sorti dei loro Paesi.
Ma cosa ha scritto nello specifico il direttore del Fatto Quotidiano sulla contesa che sta tenendo banco da giorni tra Buttafuoco e Giuli a proposito della presenza degli artisti russi alla Biennale di Venezia?
Travaglio ha sottolineato, però, che questo concetto "vale per Usa e Israele e fin qui tutto ok. E vale per la Russia, e qui infuria la canea":
Per Travaglio, in questo genere di scelte, in Italia si utilizzano sempre due pesi per due misure: degli atleti e degli sportivi Usa e israeliani si sottolinea sempre l'indipendenza rispetto al proprio governo (ma forse perché sono tutelati dal sistema democratico dei loro Paesi?) mentre nel caso della Russia e delle altre autocrazie si sottolinea sempre l'inevitabile legame che hanno con chi li governa (forse perché le dittature si servono di loro per fini propagandistici?).
E allora il direttore del Fatto ha dato a Giuli del traditore:
Roba da non credere per Travaglio: