La decisione dei partiti del campo largo di rifiutare l'offerta di Giorgia Meloni per un tavolo di confronto a Palazzo Chigi sulla crisi in Iran e le sue ripercussioni per l'Italia è stata duramente stigmatizzata dal leader di Azione, Carlo Calenda.
Nella giornata di ieri, giovedì 12 marzo, la presidente del Consiglio ha telefonato a tutti i leader dell'opposizione per ribadire la sua proposta, già avanzata il giorno precedente in Parlamento. Azione e +Europa hanno raccolto l'appello al dialogo della premier, a differenza di Partito Democratico, Movimento 5 stelle, AVS e Italia Viva.
Calenda, in un posto al vetriolo, ha sottolineato l'incongruenza di una scelta, che a suo avviso sarebbe stata dettata da un eccessivo appiattimento del 'campo largo' rispetto alle posizioni del Movimento 5 Stelle e del suo leader Giuseppe Conte.
Tanto da suggerire in maniera provocatoria di chiamarlo "con il suo vero nome", ovvero, "Giuseppi", in riferimento al tweet del 2018 del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, quando il leader pentastellato sedeva a Palazzo Chigi.
Oltre ad un ulteriore allontanamento di Azione dal perimetro del campo progressista, i fatti di ieri hanno sancito anche la fine della 'tregua' con Matteo Renzi, dopo la mozione unitaria sulla crisi in Iran presentata l'11 marzo in Parlamento, in occasione dell'informativa di Giorgia Meloni.
Dopo le prime dichiarazioni a caldo, diffuse nella serata di ieri, questa mattina il leader di Azione è ritornato a commentare il 'gran rifiuto' del campo largo alla premier Giorgia Meloni. Una scelta che Calenda non nasconde di non comprendere, ma la cui genesi a suo avviso ha un nome e un cognome.
Per il leader di Azione, infatti, il cosiddetto campo largo dell’opposizione dovrebbe chiamarsi “Giuseppi” perché, a suo giudizio, la linea politica dell’alleanza finisce per essere dettata da Giuseppe Conte.
Il leader di Azione sostiene che il Partito Democratico, guidato da Elly Schlein, si adegui spesso alle posizioni del Movimento 5 Stelle. L’episodio del rifiuto di Conte a un confronto con la premier Giorgia Meloni seguito anche dal PD, viene citato sarebbe la prova.
Elenca Calenda, che poi conclude il suo ragionamento così:
UN CAMPO CHIAMATO GIUSEPPI
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) March 13, 2026
Fatti. 1) le opposizioni chiedono di essere informate prontamente sulla guerra in Medio Oriente; 2) la Premier offre un tavolo di confronto in un formato più riservato a P Chigi, dopo essere stata in Parlamento; 3) Conte dice no obbligando Schlein a… pic.twitter.com/gATKu7q3Io
Nel post di Carlo Calenda non sfugge il riferimento a Italia Viva di Matteo Renzi. Calenda definisce incomprensibile la nota diffusa in serata dal partito in cui chiarisce di avere - rispetto alla proposta di Meloni - la stessa posizione del Pd.
Due giorni prima Italia Viva e Azione avevano firmato una mozione unitaria in Parlamento, insieme anche a + Europa, sull'Iran, mentre gli altri partiti del centrosinistra (Pd, M5S, Avs) avevano deciso di presentare tre mozioni differenti.
La posizione di Italia Viva è stata criticata anche dal deputato Matteo Richetti che sui social ha scritto:
E poi ha aggiunto:
Ho passato il pomeriggio e la sera che hanno preceduto le comunicazioni della Meloni in Aula a scrivere con Italia Viva e Più Europa, su loro richiesta, la risoluzione dell’area liberal-democratica.
— Matteo Richetti (@MatteoRichetti) March 13, 2026
Abbiamo tenuto una posizione chiara e netta che si è differenziata dal campo… pic.twitter.com/zXKkZdfYIF