12 Mar, 2026 - 16:40

Referendum sulla Giustizia, Woodcock ribalta la Costituzione: "Al processo si prova l'innocenza dell'imputato"

Referendum sulla Giustizia, Woodcock ribalta la Costituzione: "Al processo si prova l'innocenza dell'imputato"

Saranno ancora gli effetti del ko mediatico che ha subito con il parlamentare di Forza Italia Giorgio Mulè, ma Henry John Woodcock, ospite del podcast di Michele Santoro, ne ha combinata un'altra.

In pratica, il pm ha ribaltato la Costituzione sulla quale ha giurato dicendo, a proposito del referendum sulla riforma della giustizia per il quale si schiera per il No, che "al processo va dimostrata l'innocenza dell'imputato".

Peccato che l'articolo 27 della nostra Carta reciti l'esatto opposto:

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L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva

Woodcock e la Costituzione al contrario: "Il processo serve a dimostrare l'innocenza dell'imputato"

E insomma: secondo la visione del pm anglo-napoletano Henry John Woodcock, bisogna provare di essere innocenti. Come nell'Iran degli ayatollah o come in tutte le altre autocrazie degne di tal nome. Non come in uno Stato di diritto, come dovrebbe essere l'Italia, in cui si è innocenti fino a prova contraria.

Incalzato da Michele Santoro, il nostro l'ha messa così:

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Nella mia prospettiva, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l'innocenza dell'imputato

A proposito della riforma Nordio che con la separazione delle carriere vorrebbe rafforzare il ruolo terzo del giudice davanti ad accusa e difesa, Woodcock ha poi sottolineato:

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Quando si va in Aula, quello è il momento in cui la vera parità deve esistere perché in quel momento il giudice, che è come l'arbitro, ha di fronte a sé due parti, l'accusa e la difesa. Ma la verità è questa: il vero protagonista del processo è l'imputato. Nella mia prospettiva, e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza, ma l'innocenza dell'imputato

E insomma: secoli di cultura giudiziaria vanno a farsi benedire. Vedere per credere al terzo minuto.

Il curriculum di Woodcock

Michele Santoro ha presentato Woodcock all'inizio del suo podcast come una "bestia nera", intendendo evidentemente che si trattava di un'autorità riconosciuta dei nostri tribunali. Ma il vero curriculum di Henry Woodcock l'ha ricordato qualche giorno fa, all'indomani della sua sfortunata performance televisiva con Mulè, il giornalista del Foglio Ermes Antonucci:

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Il suo flop più antico risale al 2001, quando Woodcock, all’epoca sostituto procuratore a Potenza, chiese e ottenne l’arresto di Rocco Loreto, per tre volte sindaco di Castellaneta e per tre volte senatore nelle fila del Pci-Pds-Ds, con l’accusa di calunnia ai danni di un altro magistrato. Loreto trascorse 15 giorni in custodia cautelare (quattro in carcere e undici ai domiciliari), prima di essere assolto sedici anni dopo da ogni accusa...

È solo il primo di una serie di errori:

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Nel 2003 fu la volta del “Vip Gate”, l’inchiesta che fece risuonare in tutto il Paese il nome del magistrato anglo-napoletano: 76 persone indagate, di cui 47 oggetto di richiesta di custodia cautelare. Coinvolti politici, funzionari pubblici, imprenditori, manager, personaggi dello spettacolo, giornalisti. Il gip respinse tutte le richieste di arresto. Gli atti vennero trasmessi al competente tribunale di Roma che, ritenendo le accuse inconsistenti, archiviò l’inchiesta

Nel 2006, stesso flop per l’inchiesta “Savoia Gate”, quando il pm ottenne l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, salvo poi essere costretto a vederlo risarcito dallo Stato italiano con 40 mila euro per ingiusta detenzione.

Ma tant'è: gli errori di Woodcock ancora non sono finiti. Nel 2011, come pm di Napoli, mise su l’inchiesta sulla “P4”, cioè sul presunto “sistema informativo parallelo” capace di interferire sugli organi costituzionali, ha ricordato sempre Antonucci:

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Finiscono indagati anche il deputato Alfonso Papa e i vertici della Guardia di Finanza. Ma i giudici attesteranno l’insussistenza del reato di associazione per delinquere...

E non è ancora finita: Antonucci ha ricordato anche l’indagine aperta da Woodcock nei confronti della cooperativa Cpl Concordia, accusata di corruzione in relazione agli appalti per la metanizzazione dell’isola di Ischia:

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Nel 2015 l’inchiesta portò all’arresto del presidente di Cpl Concordia, Roberto Casari, di altri dirigenti della multiutility e del sindaco Pd di Ischia, Giosi Ferrandino. Ma, nel corso degli anni, sono stati tutti assolti dalle accuse... 

Come dire: carta canta, questo dice il curriculum di Woodcock, il neo testimonial per il No al referendum secondo cui il processo serve a dimostrare l'innocenza degli imputati.

 

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