Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Camera, è diventato il beniamino del fronte del Sì per il referendum sulla riforma della Giustizia.
Questo perché giovedì sera, ospite di Piazza Pulita su La7, ha zittito il pm Henry John Woodcock e il video del loro confronto è diventato virale sui social.
La scena con loro due che dibattevano con Corrado Formigli sul referendum per la separazione delle carriere in magistratura ha totalizzato migliaia di visualizzazioni e condivisioni, portando consensi al fronte che si batte a favore della riforma Nordio.
Tant'è vero che oggi, al Corriere della Sera, il parlamentare ha dichiarato:
Giorgio Mulè è nato a Caltanissetta il 25 aprile 1968 e ha iniziato la carriera come giornalista, lavorando per testate come Il Giornale sotto la direzione di Indro Montanelli e Vittorio Feltri, per poi dirigere Panorama fino al 2018.
Entrato in politica con Forza Italia in quello stesso anno, è stato eletto deputato nel collegio di Sanremo e riconfermato nel 2022; ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi (2021-2022) e dal 2022 è vicepresidente della Camera.
Fedelissimo di Silvio Berlusconi, Mulè rappresenta l'ala moderata dello schieramento di centrodestra e anche all'interno di Forza Italia sta conquistando molte posizioni per il suo modo di fare calmo ma tenace.
Sulla vita privata, Mulè mantiene un basso profilo: non sono noti dettagli su moglie, figli o relazioni personali.
Nel dibattito andato in onda nella puntata di "Piazza Pulita" di giovedì 5 marzo 2026, Mulè ha messo spalle al muro Woodcock leggendo un articolo del 2021 dello stesso pm apparso sul Fatto Quotidiano con il quale criticava l'unicità delle carriere perché "i pm vincono facile" grazie a giudici "in sintonia" con loro grazie a frequentazioni comuni.
Insomma: fino a poco tempo, appurato che Woodcock non ha gemelli, anche lui auspicava la separazione:
ha ironizzato Mulè leggendo testualmente le parole di Woodcock e mettendolo in difficoltà mentre il magistrato tentava di distinguere tra "funzioni" e "carriere".
Sta di fatto che Mulè ha poi smontato anche le obiezioni sul sorteggio per il Csm, ricordando che ci sono già quello per Corti d'Assise o i processi ai Presidenti della Repubblica.
Inoltre, ha sottolineato che i magistrati "non sono un partito politico" che eleggono al Csm dei rappresentanti, il Consiglio Superiore della Magistratura non è un parlamentino, ma un organo di alta amministrazione.
Mulè ha poi avuto la possibilità di levarsi anche qualche sassolino dalle scarpe: ha evocato un'inchiesta di Woodcock proprio su di lui quando era direttore di Panorama: 37mila (o 40mila) telefonate intercettate, inclusa quella della figlia, con l'accusa di corruzione, ma tutto archiviato a Roma per mancanza di prove.
Così, oggi, a celebrarlo è anche il segretario di un partito diverso dal suo, Luigi Marattin dei Liberaldemocratici: