Il Governo sta lavorando per rispondere alla domanda di aiuti militari proveniente dai Paesi del Golfo, dopo la richiesta ricevuta una settimana fa da Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein. Il nodo principale riguarda quali e quante forniture militari inviare. Tra queste figura sicuramente il sistema di difesa terra-aria SAMP/T, in dotazione alle Forze Armate italiane, che sarebbe stato esplicitamente richiesto. Ma non solo: la fornitura potrebbe includere anche droni, sistemi antidrone e batterie antimissile.
Alla ricognizione sta lavorando il Ministero della Difesa, anche in vista del Consiglio Supremo di Difesa, convocato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per venerdì alle 10. “Non siamo in guerra e non intendiamo entrarci”, ha ribadito la Presidente del Consiglio qualche giorno fa, sottolineando però l’impegno del nostro Paese a fornire supporto ai Paesi del Golfo, colpiti dai raid iraniani. In quella occasione, la stessa Meloni ha fatto riferimento all’invio di “aiuti per la difesa aerea”.
Rientra nella descrizione il sistema antimissilistico SAMP/T, costruito dal consorzio italo-francese Eurosam, che comprende MBDA Francia, MBDA Italia e Thales. Si tratta di un sistema di difesa progettato per intercettare missili balistici, droni e aerei. La sua arma principale è il missile Aster-30, in grado di ingaggiare bersagli aerodinamici fino a 150 km e missili balistici fino a 25 km.
Nonostante in Italia la fornitura di armi a Paesi alleati sia coperta da segreto – uno dei pochi Paesi europei ad adottare una linea di assoluta riservatezza, a partire dal governo Draghi – è ormai dato per assodato che, nel suo supporto all’Ucraina, insieme ad altri sistemi di difesa aerea, missili, artiglieria e equipaggiamenti, l’Italia abbia inviato a Kiev due batterie di missili SAMP/T. Di queste, una era di proprietà completamente italiana, l’altra di proprietà franco-italiana.
Da quanto si apprende, il Governo sta valutando lo spostamento del SAMP/T, ancora indeciso se inviarlo a Kuwait o agli Emirati Arabi Uniti. Come riporta il Sole 24 Ore, lo spostamento di un sistema di difesa antimissilistico non è semplice. L’utilizzo della contraerea, infatti, richiede un team di almeno settanta persone, appositamente addestrate e in grado di operare in tutte le postazioni, dal comando ai radar fino a ogni lanciatore, mentre altri dispositivi potrebbero non richiedere l’invio di personale.
L’invio del SAMP/T ai Paesi del Golfo è chiaramente legato anche a una considerazione strategica. Dalle ultime notizie disponibili, nel maggio 2024 l’esercito italiano disponeva di 5 batterie. Se si assume che sia stata inviata a Kiev solo una batteria di proprietà interamente italiana, ne deriverebbe che il Paese possieda ora solo 4 sistemi SAMP/T.
Secondo Repubblica, una batteria è schierata in Estonia, una sarebbe in manutenzione. L’Italia ne avrebbe dunque due attive e, con un eventuale invio a Kuwait o Emirati, resterebbe solo una batteria SAMP/T, lasciando il Paese con uno scudo antimissile relativamente debole. Per via di questa considerazione, la risposta che il Governo darà ai Paesi del Golfo non può ritenersi scontata.