09 Mar, 2026 - 10:20

Iran, i rischi per l'Italia: l’analisi del generale Bertolini. Ecco cosa ha detto anche sull'Ucraina

Iran, i rischi per l'Italia: l’analisi del generale Bertolini. Ecco cosa ha detto anche sull'Ucraina

L’Italia – al momento – non rappresenta un obiettivo diretto per l’Iran, ma il contesto geopolitico di cui il nostro Paese è un tassello importante e le scelte compiute negli ultimi anni – con il sostegno all’Ucraina dopo l’invasione russa  in primis – potrebbero avere conseguenze.

E’ l’analisi del generale Marco Bertolini, ex comandante del Covi, sull’eventuale escalation tra Iran e Occidente, sul ruolo dell’Italia e soprattutto sul piano della nostra sicurezza e delle nostre capacità difensive. 

Intervistato da AdnKronos, il generale italiano, indica tra i nodi principali che potrebbero portare ad un innalzamento della tensione la portata dei missili iraniani e l’utilizzo di strumenti come droni a scopo offensivo, ma, soprattutto l’impatto che la cessione dei sistemi di difesa all’Ucraina negli ultimi 4 anni potrebbe avere avuto sulle nostre capacità di protezione del territorio nazionale.

Nella sua analisi Bertolini parla anche del ruolo delle basi militari statunitensi presenti in Italia, Sigonella in primis e di cosa potrebbe accadere se da Washington dovesse arrivare la richiesta di utilizzo. 
Ecco, allora, nel dettaglio cosa ha detto il generale italiano ad AdnKronos.

Guerra Iran e rischi per l’Italia, l’analisi del generale Bertolini

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Stando a quanto detto dal ministro degli Esteri iraniano, l'Iran ha missili con un raggio di 2mila km in grado di colpire tutto il Medio Oriente, arrivando quindi comodamente fino a Cipro, ma non in Italia. Abbiamo visto però che ci sono mezzi, come i droni, che possono essere utilizzati in maniera molto fantasiosa, come fatto dagli ucraini. Non vedo però perché l'Iran se la dovrebbe prendere con noi. 

Il generale Marco Bertolini inizia la sua analisi sui possibili rischi per il nostro Paese distinguendo il piano teorico da quello delle minaccia concreta. 

Pur riconoscendo la crescente capacità tecnologica e operativa dimostrata negli ultimi conflitti – in particolare nell’uso dei droni – l’ex comandante del Covi ritiene improbabile che Teheran possa individuare nel nostro Paese un bersaglio diretto.

Difesa italiana e aiuti militari all’Ucraina: “La coperta è corta”

Più critica, invece, la valutazione sulle attuali capacità difensive italiane

"Saremmo in grado di difenderci? Noi abbiamo dato sistemi contraerei performanti che avevamo all'Ucraina la coperta è corta. Abbiamo fatto delle scelte secondo me sbagliate nel cedere le nostre risorse militari per una guerra che non ci riguardava e adesso è chiaro che si dovranno fare delle scelte".

Per il generale quindi l’aito militare fornito negli ultimi quattro anni all’Ucraina per combattere la guerra contro la Russia avrebbe indebolito le capacità di difesa nazionale, che in caso di attacco potrebbe trovarsi in difficolta. 

Basi militari Usa in Italia: il ruolo strategico di Sigonella

C’è poi il tema, molto dibattuto nell’ultima settimana della possibile cessione per l’utilizzo delle basi americane in Italia agli Stati Uniti. Al momento da Washington non è arrivata alcuna richiesta, ma nel caso dovesse arrivare il governo ha chiarito che a decidere sarà il Parlamento.

Nel mirino c’è la base di Sigonella che rappresenta uno snodo strategico per le operazioni nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

Sull'eventuale decollo da Sigonella di velivoli americani, l'ex comandante del Covi precisa: 

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Per utilizzare le basi Usa in Italia per operazioni di guerra non nostre, e americane, ci deve essere una autorizzazione politica.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto l’aspetto formale dell’autorizzazione, ma anche la reale capacità politica di opporsi a eventuali richieste di Washington. 

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La Spagna l'ha fatto, anche l'Inghilterra. Bisogna vedere quanto riusciranno a resistere, ma questo è un altro discorso. Ci sono richieste alle quali è difficile dire di no, almeno con riferimento agli Stati Uniti.”

Bertolini sottolinea che al momento si tratta di questioni teoriche e che fino ad oggi non c’è mai stata la reale necessità di dover decidere. 

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“Le nostre basi sono state utilizzate per la guerra nella ex Jugoslavia, però lì era la Nato che interveniva. Per azioni unilaterali degli Stati Uniti non c'è mai stata l'esigenza di mettere alla prova la nostra autorevolezza nel dire di no. Io credo che sia possibile una resistenza, però bisogna tener conto che la pressione sarebbe comunque grande. Le ripercussioni sarebbero pesanti.

Il quadro delineato dal generale evidenzia quindi una doppia dimensione del problema: da un lato le capacità militari e difensive del Paese, dall’altro il peso politico e strategico delle alleanze internazionali.

In un contesto globale sempre più instabile, la posizione dell’Italia resta strettamente legata agli equilibri della Nato e ai rapporti con gli Stati Uniti, fattori che potrebbero incidere sulle scelte future in caso di nuove crisi internazionali.

 

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