09 Mar, 2026 - 17:55

Caso Lavinia Montebove, papà Massimo: “Abbiamo avuto giustizia, ma l’unica condannata a vita è lei”

Esclusiva di
Tag24.it
Caso Lavinia Montebove, papà Massimo: “Abbiamo avuto giustizia, ma l’unica condannata a vita è lei”

"Con questa sentenza tiriamo un sospiro di sollievo: abbiamo rischiato la prescrizione". Massimo Montebove è il papà di Lavinia, la bimba che nel 2018, quando aveva 16 mesi, venne investita nel parcheggio di un asilo nido di Velletri. Da allora è in stato vegetativo di minima coscienza.

Lo scorso 4 marzo Francesca Rocca, la maestra accusata di lesioni personali colpose e abbandono di minore, è stata condannata in via definitiva a due anni e mezzo di reclusione. La condanna per l'investitrice Chiara Colonnelli era già definitiva perché non aveva fatto ricorso in Cassazione. Per lei i giudici di Appello hanno stabilito un anno per lesioni e un anno di sospensione della patente.

"È una piccola soddisfazione perché noi abbiamo sempre chiesto giustizia" sottolinea a TAG24. "In questa vicenda solo Lavinia ha avuto l'ergastolo".

Caso Lavinia Montebove, papà Massimo: "Finalmente riconosciute le responsabilità nel processo"

Sono trascorsi oltre sette anni dalla tragedia che ha cambiato per sempre la vita della piccola Lavinia, dei suoi genitori Massimo e Lara e dei suoi due fratelli. Solo da pochi giorni è arrivata la parola fine a un lungo iter processuale che ha finalmente riconosciuto le responsabilità per quanto accaduto alla loro bambina.

"Soprattutto dopo la sentenza di primo grado, c'è stata un'accelerazione: è arrivata la sentenza d'appello nel giro di un anno e, dopo un anno ancora, si è espressa la Cassazione. Tre gradi di giudizio che hanno assolutamente confermato l'impianto dell'accusa" sottolinea Massimo Montebove.

"Noi abbiamo vissuto questo dramma in maniera molto intensa, com'è comprensibile, e ogni udienza riapriva delle ferite. Avevamo tutto l'interesse affinché questo processo si potesse svolgere il più rapidamente possibile. Siamo soddisfatti anche della tempistica, perché otto anni sono tanti, ma tenendo conto del periodo Covid e di tutto ciò che è successo, possiamo dire sia stato un tempo congruo per arrivare ad avere giustizia". 

La maestra e l'investitrice "che non si sono mai pentite"

La maestra e l'investitrice condannate non si sono mai pentite, né hanno mai chiesto scusa, come conferma Massimo Montebove. "Ci tengo a dire che questo dettaglio è stato scritto dai giudici nei dispositivi di condanna e ha contribuito anche a una minore 'clemenza' nei loro confronti, trattandosi comunque di reati colposi" spiega.

"Molte persone ci stanno contattando per dirci che le pene inflitte sono poca cosa rispetto a ciò che ha subito Lavinia: è stato fatto il massimo considerando il tipo di reato. Certo che è poco, ma è ciò che la legge italiana prevede. L'unica persona davvero condannata a vita è Lavinia. Io e la mia compagna siamo comunque contenti. A un certo punto del processo, anche se abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia, sembrava non si potesse arrivare a una sentenza a causa del rischio di prescrizione".

La vita con Lavinia oggi

Dal 7 agosto 2018 Lavinia necessita di assistenza continua: la bambina compirà 9 anni tra pochi giorni. "L'esito del processo non cambia assolutamente la nostra vita privata e familiare, che soprattutto nell'ultimo anno è diventata un po' più pesante perché le condizioni di Lavinia si sono aggravate" sottolinea papà Massimo.

"È un po' più dipendente dalle macchine, più bisognosa di cure e di attenzioni. Lavinia è a casa, noi cerchiamo di darle tutto l'affetto e l'amore che possiamo. E siamo assistiti anche da infermieri, medici, terapisti. Andiamo avanti" sospira.

Massimo Montebove trasmette una grandissima forza, oltre che una ammirevole lucidità.

"La lucidità nasce dal fatto che oramai sono tanti anni che viviamo questa situazione, per cui l'abbiamo metabolizzata, anche se non accettata. La vera vittima è Lavinia. Noi genitori invecchieremo, moriremo, avremo una vita 'ordinaria', così come i suoi due fratelli. La sua vita è stata spezzata a 16 mesi, non avrà mai un'esistenza da bambina 'normale': e questo perché chi doveva controllarla e accudirla non ha fatto il proprio dovere".

L'importanza della formazione

Massimo Montebove tiene a sottolineare quanto sia importante che il personale chiamato ad accudire i bambini, ma anche anziani e persone con disabilità, sia adeguatamente formato.

Ilaria Maggi, consulente del benessere scolastico e fondatrice e presidente dell’associazione La Via dei Colori, ha spiegato in un'intervista a Dire come, nell'ambito dei centri estivi e nei servizi educativi, ci siano norme disomogenee e ancora poca formazione. 

"Vorremmo sensibilizzare tutte le istituzioni a formare maggiormente gli operatori, maestre e insegnanti, di cui io ho massima stima. Per il 99,99% sono persone fantastiche, ma la formazione serve a tutti: è un tema che ci sta molto a cuore" spiega.

"Non è una giustificazione per quello che è successo, però noi, come famiglia, possiamo testimoniare ciò che non deve accadere mai più".

LEGGI ANCHE