L'8 marzo 2026 il prezzo del petrolio ha superato per la prima volta dal 2022 la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, spinto dalla guerra in Iran e dalle tensioni nel Medio Oriente. Il Brent ha raggiunto picchi alimentando preoccupazioni sui mercati globali dell'energia e sui costi per i consumatori.
I prezzi del petrolio hanno superato, l'8 marzo 2026, le tre cifre, raggiungendo il livello simbolico e psicologicamente rilevante di 100 dollari.
Brent e WTI hanno superato i 100 dollari, con il Brent che ha registrato un incremento più consistente, raggiungendo nella serata dell'8 marzo 101,81 dollari al barile e successivamente oltre i 108 dollari al barile. Allo stesso tempo, il WTI, principale riferimento del petrolio negli Stati Uniti, era a 101,56 dollari al barile.
Il 9 marzo il Brent ha toccato un picco di 119,04 dollari e il WTI di 118,46 dollari, avvicinandosi ai 120 dollari al barile.
La crisi in Medio Oriente, iniziata con gli attacchi di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio, ha spinto il prezzo del petrolio ad un livello a tre cifre per la prima volta dal 2022, indicando che la guerra in Iran sta avendo impatti globali causati dalle tensioni sulle forniture.
L’Iran si trova vicino allo Stretto di Hormuz, una via marittima di fondamentale importanza per il commercio del petrolio a livello globale, da cui passa circa un quinto del greggio mondiale. In altre parole, è uno dei punti di transito più critici per gli scambi di energia a livello internazionale.
La guerra in corso mette a rischio le forniture energetiche che transitano attraverso questa rotta, creando preoccupazioni sui mercati globali dell’energia.
Inoltre, gli attacchi israeliani e statunitensi del fine settimana hanno colpito anche le installazioni petrolifere iraniane, aumentando ulteriormente le tensioni e le incertezze sulle esportazioni di petrolio e sulla stabilità della produzione energetica nella regione.
Diversi paesi, come l'Iraq e il Kuwait, hanno deciso di ridurre la produzione di petrolio a causa delle difficoltà nell’approvvigionamento globale.
Questo aumento nel prezzo del petrolio avrà un impatto negativo sui consumatori, causando costi più alti per carburante e prodotti legati all’energia, peggiorando quindi la loro situazione economica.
Secondo gli analisti, l’aumento dei prezzi del petrolio rappresenta un problema politico per Donald Trump. Durante il suo secondo mandato, infatti, Trump metteva in evidenza i prezzi più bassi della benzina come un successo della sua politica. Ora, con il greggio in aumento, questa argomentazione perde forza, diventando una sorta di battuta d’arresto per la sua immagine tra gli elettori.
Intervenendo sulla questione, il presidente americano Donald Trump ha affermato in un post su Truth Social: