La nuova legge elettorale depositata la scorsa settimana in Parlamento dal centrodestra introduce tra le altre novità l’indicazione del premier sulla scheda elettorale.
L’elettore non dovrà – come si era ipotizzato inizialmente – votare il candidato presidente del Consiglio, ma le coalizioni dovranno indicare al momento della presentazione delle liste il leader che in caso di vittoria avrà il compito di formare e guidare il governo.
Una novità che ha messo in agitazione il centrosinistra dove, come è noto, la leadership della coalizione è una partita tutt’altro che chiusa e che con molta probabilità sarà decisa con le primarie di coalizione.
A Elly Schlein, infatti, non è bastato essere la segretaria del primo partito della coalizione e averlo portato in meno di tre anni al 22%, il privilegio di guidare il campo largo dovrà guadagnarselo ai gazebo.
Lo “Stabilicum” (il nome scelto per la riforma elettorale targata Meloni) ha avuto il merito di accelerare un processo già in corso da tempo nel Pd e nella coalizione: stabilire le regole per l’individuazione del candidato premier da indicare sulla scheda elettorale.
Ecco, allora, come si sta sviluppando il dibattito sulle primarie tra i partiti del fronte progressista e soprattutto a chi potrebbe giovare rimettere la decisione agli elettori.
Che si tratti di primarie di partito o di coalizione, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein partirebbe avvantaggiata in entrambi i casi.
La segretaria dem, infatti, potrebbe contare sull’appoggio di quello che è stato ribattezzato come il “correntone di Montepulciano”, una maxi-corrente del Pd composta da Areadem, Dems e Articolo Uno, degli ex ministri Franceschini, Orlando e Speranza, i lettiani, l'area che fa riferimento a Gianni Cuperlo e Energia Popolare che fa riferimento a Stefano Bonaccini.
Un correntone che blinderebbe l’investitura di Schlein come candidata premier del Pd in caso di primarie di coalizione. Le primarie di coalizione diventano così uno strumento strategico, con vantaggi evidenti per chi può contare su una base organizzativa forte e sul sostegno dei principali esponenti del partito.
Da parte sua, la segretaria del Pd ha già espresso la propria disponibilità a candidarsi.
Parole di sostegno arrivano anche dall’eurodeputato Dario Nardella che ha confermato che Elly Schlein sarà la candidata del Partito Democratico in caso di primarie.
Nel Movimento 5 Stelle, invece, non si sbilanciano e le dichiarazioni in merito ad eventuali primarie sono più caute.
Giuseppe Conte non ha mai nascosto la sua aspirazione a guidare la coalizione che sfiderà Giorgia Meloni alle Elezioni Politiche del 2027. I pentastellati tuttavia temono la maggiore capacità organizzativa del Partito Democratico sui territori.
Capacità che potrebbe rivelarsi determinante per l’esito delle consultazioni. Allo stesso tempo, tuttavia, il M5S sa di poter contare sulla popolarità trasversale del proprio leader e sulla portata istituzionale, essendo già stato a Palazzo Chigi.
In un'intervista al Corriere della sera, Michele Gubitosa, vicepresidente e deputato del Movimento 5 stelle non si sbilancia sul candidato premier della coalizione progressista.
L’altro vicepresidente Stefano Patuanelli dichiara:
La nuova legge elettorale, ribattezzata “Stabilicum”, introduce una novità significativa per il centrosinistra: non sarà più l’elettore a scegliere direttamente il candidato premier sulla scheda, ma sarà la coalizione a indicare il leader che, in caso di vittoria, guiderà il governo.
La legge obbliga i partiti a definire alleanze e strategie prima ancora del voto, rendendo la politica interna del centrosinistra più trasparente ma anche più competitiva.
Il risultato è un equilibrio delicato tra leadership consolidata e legittimazione popolare, che determinerà chi avrà il privilegio di guidare la coalizione alle Elezioni Politiche del 2027.