L’unità del campo largo inciampa ancora una volta sulla politica estera. L’operazione preventiva di USA e Israele in Iran sta facendo riemergere le differenze tra i partiti che compongono la coalizione progressista.
Dall’Ucraina al Venezuela, fino all’Iran, il centrosinistra italiano si è sempre ritrovato spaccato sulle questioni internazionali più spinose.
Al centro di questa frattura si trovano, da una parte, forze come Pd e Italia Viva, che pur critiche verso l’operato del governo italiano e sulle modalità adoperate da Usa e Isreale hanno riconosciuto elementi positivi nell’operazione contro il regime degli Ayatollah.
Dall’altra, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) che criticano apertamente ogni forma di intervento militare unilaterale e l’attuale politica internazionale degli Stati Uniti e di Israele.
Nel centrosinistra, Italia Viva è tra i sostenitori di una lettura in parte favorevole all’attacco contro l’Iran. In particolare Matteo Renzi è stato, tra i leader di centrosinistra, quello che ha espresso la posizione più netta:
Renzi ha difeso la scelta di Trump sulle operazioni contro il regime teocratico, ribadendo un giudizio complessivo positivo sull’eliminazione di figure chiave del regime.
Il mondo senza Khamenei è un posto migliore. L’Europa? Non tocca palla. La mia intervista a Il Messaggero https://t.co/9g3IM5IsTv
— Matteo Renzi (@matteorenzi) March 2, 2026
Allo stesso tempo, Italia Viva ha confermato il proprio impegno civile, aderendo alla manifestazione “Con gli iraniani per un Iran libero” a Roma, con una delegazione guidata da Ivan Scalfarotto per sostenere soprattutto donne e giovani iraniani nella loro lotta contro la repressione.
Il Partito Democratico guidato da Elly Schlein ha espresso, invece, una posizione più sfumata forse per evitare di evidenziare la frattura con gli alleati. Schlein ha definito Ali Khamenei “un dittatore sanguinario di cui non sentiremo la mancanza”, riconoscendo la gravità del regime iraniano, ma ha anche sottolineato:
Più chiara, invece, è la posizione della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno che ha dichiarato senza ma:
Diversa è la risposta del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), che hanno criticato apertamente l’azione di Stati Uniti e Israele e condannato ogni possibile legittimazione di strumenti militari.
La senatrice M5S Mariolina Castellone ha sottolineato come l’attacco “sgretoli il diritto internazionale”, aggiungendo che la repressione dei diritti da parte di Teheran non può essere affrontata ricorrendo a ulteriori violenze simili.
Ha concluso.
Sulla stessa lunghezza d’onda, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs che hanno definito inaccettabile l’operazione di Usa e Israele e hanno esortto il governo italiano debba distaccarsi da una politica di dominio militare e lavorare per ricostruire il ruolo dell’ONU e del diritto internazionale.
Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, l’attacco di Usa e Israele all’Iran “è fuori dal diritto, dalle regole Onu e dalle leggi internazionali.”
La difficoltà di trovare una posizione unitaria tra forze che tendono a leggere gli stessi fatti in chiave molto diversa – Pd e Iv che, pur criticando il governo Meloni, concedono un mezzo plauso alla fine di un regime repressivo; e M5S e Avs che rigettano qualsiasi intervento militare unilaterale – rischia di indebolire la coalizione agli occhi degli elettori, specie in un contesto internazionale così volatile.
La capacità di trovare una sintesi tra le differenti posizioni rimane dunque una delle prove più impegnative per la leadership di Elly Schlein e per la tenuta dell’intero campo riformista.