02 Mar, 2026 - 13:09

Nuova legge elettorale Stabilicum 2026: cosa cambia rispetto al Rosatellum e alle preferenze

Nuova legge elettorale Stabilicum 2026: cosa cambia rispetto al Rosatellum e alle preferenze

Il centrodestra accelera sulla riforma elettorale: giovedì 26 febbraio è stata depositata alla Camera e al Senato la nuova legge elettorale destinata a regolare il voto alle elezioni politiche del 2027.

Il testo, soprannominato “Stabilicum” rappresenta un tentativo di superare il Rosatellum e introduce una serie di novità, dal sistema proporzionale, al meccanismo di governabilità, fino all’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda.

La maggioranza parla di una legge pensata per garantire stabilità e pluralismo, rafforzando la rappresentatività del voto ma assicurando assemblee capaci di sostenere maggioranze riconoscibili.
Ecco, allora, nel dettaglio cosa prevede la nuova legge elettorale e in cosa si differenza dal Rosatellum.

Stabilicum, cosa prevede la nuova legge elettorale del governo Meloni?

La riforma elettorale punta a eliminare i collegi uninominali, tipici del Rosatellum, e a mantenere solo collegi plurinominali, con assegnazione dei seggi in maniera proporzionale. 

Il cuore della riforma è un premio di maggioranza automatico, che scatta se il blocco di liste che sostiene il candidato-premier supera una soglia predeterminata nazionale o regionale, garantendo così una maggioranza parlamentare più solida. 

Se una coalizione o lista raggiunge almeno il 40% dei voti, la Camera le assegna 70 seggi extra e il Senato 35, portando complessivamente la maggioranza intorno al 57% dei parlamentari. 

Se nessuna coalizione supera il 40%, ma una si colloca tra il 35% e il 40%, il sistema prevede un ballottaggio tra le due forze o coalizioni più votate.

Se invece nessuna coalizione supera il 35%, il sistema resta “proporzionale puro”: i seggi sono assegnati solo in base al voto, senza premi, e la maggioranza deve essere costruita in Parlamento.

È prevista una soglia di sbarramento al 3% per poter accedere al Parlamento, con eliminazione delle preferenze classiche. Il testo, infine, non prevede l’indicazione diretta del presidente del Consiglio sulla scheda, ma impone che ogni coalizione presenti, insieme al programma e prima del voto, un unico nome da proporre al capo dello Stato come candidato alla presidenza del Consiglio.

Cosa cambia rispetto al Rosatellum?

Il sistema passa da un ibrido misto (proporzionale con collegi uninominali) a un impianto fondamentalmente proporzionale, con collegi più ampi. 

Il Rosatellum è un sistema misto; una parte dei seggi (circa 37%) viene assegnata in collegi uninominali, l’altra in collegi plurinominali con logica proporzionale. Lo Stabilicum è un sistema sostanzialmente proporzionale, con solo collegi plurinominali e nessun collegio uninominale.

Il Rosatellum non ha un premio di maggioranza automatico; la maggioranza deve essere costruita in Parlamento, spesso con accordi post elettorali. Lo Stabilicum prevede un premio chiaro e automatico.

Con lo Stabilicum le preferenze classiche scompaiono del tutto, l’elettore, a differenza del Rosatellum, non potrà più indicare candidati personali sulla scheda, ma potrà votare solo la lista (o il simbolo di partito).

Le liste sono bloccate, cioè i nomi sono già ordinati dalle segreterie di partito; l’ordine determina direttamente chi entra in Parlamento, senza alcuna possibilità di inversioni o scelte personali da parte degli elettori.

Iter di approvazione e tempi per le elezioni 2027

Il testo è stato depositato come disegno di legge e ora deve essere esaminato dalle commissioni competenti di Camera e Senato, con dibattito e possibili emendamenti.

Per essere approvato, dovrà passare prima in un ramo del Parlamento, poi nell’altro, con eventuale conferenza dei servizi per conciliare eventuali correzioni e raggiungere una versione definitiva identica.

La maggioranza punta a portare la riforma a compimento entro l’estate 2026 per garantire adeguata preparazione alle consultazioni del 2027, ma la tempistica dipenderà dal livello di opposizione parlamentare e dal possesso di una maggioranza solida in entrambe le Camere.

 

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