02 Mar, 2026 - 12:20

Basi Nato, quali sono i rischi reali per l’Italia in caso di escalation del conflitto tra Iran e Usa? 

Basi Nato, quali sono i rischi reali per l’Italia in caso di escalation del conflitto tra Iran e Usa? 

L’operazione “Ruggito del Leone”, sferrata da Usa e Israele contro l’Iran, secondo molti analisti potrebbe far scivolare velocemente il mondo verso la Terza Guerra Mondiale.

Al terzo giorno di fuoco incrociato è ormai evidente l’allargamento della crisi che adesso coinvolge anche il Libano, oltre agli Emirati Arabi.

Le dichiarazioni di Germania, Francia e Gran Bretagna che si sono dette pronte ad adottare “azioni difensive necessarie e proporzionate” alle rappresaglie del governo di Teheran (che ha preso di mira le basi Usa e Europee in Medio Oriente) fanno temere un coinvolgimento europeo nel conflitto.

Il premier britannico Starmer ha chiarito che la Gran Bretagna "non si unirà all'offensiva in Iran", ma ha accettato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per colpire i siti missilistici iraniani.

Il ministro degli Esteri francese ha dichiarato che la Francia è "pronta" a partecipare alla difesa dei Paesi del Golfo e della Giordania, obiettivo in queste ore di raid dell'Iran.

In questo contesto di crescente tensione, l’Italia si trova in una posizione particolarmente delicata. La presenza di basi Nato e statunitensi sul territorio nazionale la pone al centro di un possibile coinvolgimento operativo, qualora gli alleati richiedessero il loro utilizzo per attacchi contro l’Iran.

Sabato 28 febbraio la base italiana in Kuwait è stata colpita dalla rappresaglia iraniana e l’Italia secondo alcuni analisti sarebbe nel raggio dei missili di Teheran.

La presidente Giorgia Meloni è impegnata a tenere serrati contatti con i governi europei e del Medio Oriente, mentre alla Farnesina è stata istituita una task force per gestire il rientro dei nostri connazionali dai teatri del conflitto. 

Basi Nato, cosa farà l’Italia in caso di escalation del conflitto in Iran?

Le prossime ore saranno decisive per l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, con l’Italia che al momento non ha ricevuto richieste ufficiali di utilizzo delle basi USA/NATO presenti sul territorio nazionale per operazioni contro l’Iran.

Tuttavia, la possibilità di tali richieste non è da escludere, vista la posizione strategica delle nostre basi, e in quel caso il governo si troverebbe a dover affrontare una scelta particolarmente delicata, bilanciando alleanze e rischi per la sicurezza nazionale.

In attesa dell’informativa in Parlamento di questo pomeriggio, il ministro della Difesa è intervenuto sulla questione di un eventuale supporto alle operazioni in atto, chiarendo che in caso di richiesta il governo valuterebbe caso per caso.

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''Noi non abbiamo preso parte all’attacco posso dirlo con grande chiarezza. Per quanto riguarda un eventuale supporto alle operazioni in atto, qualora dovessimo ricevere richieste da Usa o Israele, valuteremo caso per caso, insieme al governo e interessando anche il Parlamento, se sarà necessario''.

Ha dichiarato Crosetto, che ha chiarito che l’Italia è stata avvisata ad “attacco in corso” quando sono stati avvisati anche gli altri Paesi.
Crosetto ha anche chiarito che “il contatto con gli Stati Uniti è costante anche in queste ore''.

Intanto, sono state predisposte misure straordinarie di sicurezza per la base Usaf di Aviano (Pordenone), nodo strategico per le operazioni in Europa e nel Mediterraneo.

L’Italia nel raggio dei missili iraniani: quanto è reale il pericolo?

L’Italia sarebbe nel raggio di tiro dei missili dell’Iran? L’allarme è stato lanciato nelle scorse ore dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton.

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“I missili di Teheran possono raggiungere l’Europa, è qualcosa a cui avreste dovuto prestare più attenzione tempo fa. L’Europa orientale e centrale è nel raggio d’azione. Hanno missili a raggio intermedio in grado di colpire l’Italia”.

Ha spiegato l’esperto di sicurezza Usa.

Il ministro Crosetto è intervenuto anche su questa questione chiarendo che  quanto a un eventuale rischio che i missili iraniani possano raggiungere l'Italia:

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''Le capacità balistiche iraniane sono certamente state ridotte dai recenti attacchi e da quelli del giugno scorso e non si conoscono con esattezza le sue attuali capacità operative. La risposta iraniana si è finora concentrata contro gli Stati del Golfo e Israele. D’altro canto, però, esiste un problema generale: l’Ue deve dotarsi di una credibile capacità di difesa contro minacce missilistiche, che potrebbero arrivare non solo dall’Iran, ma magari un domani da altri Paesi''.

Task force alla Farnesina, Tajani: “Seguo le condizioni di tutti gli italiani che sono nell’area". 

Sul rischio per i soldati italiani schierati nel Golfo, il ministro della Difesa spiega che già da alcuni giorni è stata alleggerita la presenza del “personale non indispensabile”.

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“Abbiamo la situazione del nostro personale sotto controllo istante per istante, all’uomo. Personalmente sono orgoglioso di come sta rispondendo il nostro personale. Anche se ovviamente ancora non siamo fuori dalla crisi, al momento le misure si sono rivelate adeguate''.

Per quanto riguarda, invece, il destino dei nostri connazionali all’estero, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha istituito una task force permanente alla Farnesina. 

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In contatto costante con le sedi diplomatiche italiane in Medio Oriente seguo le condizioni di tutti gli italiani, civili e militari, che sono nell’area. 

Scrive in un post su X il vicepremier.

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Stamane riunione con gli ambasciatori ed i consoli per valutare e decidere iniziative a tutela dei connazionali Riunirò anche la task force commercio estero per informare le nostre imprese su iniziative e possibili conseguenze economiche provocate dalla guerra.

Italia e basi Nato: quali rischi in caso di escalation USA-Iran

L’Italia si trova oggi al crocevia di una crisi che potrebbe degenerare in una Terza Guerra Mondiale.

La presenza sul territorio nazionale di basi Nato e Usa la rende potenzialmente un obiettivo diretto in caso di escalation, mentre il rischio missilistico iraniano, sebbene finora circoscritto al Golfo e a Israele, non può essere escluso. 

Ogni eventuale richiesta di utilizzo delle basi per operazioni militari verrebbe valutata caso per caso, ma anche il semplice ruolo logistico potrebbe trasformare il Paese in parte attiva del conflitto. Allo stesso tempo, l’Italia deve proteggere i propri soldati e cittadini all’estero, rafforzando la sicurezza nelle strutture militari e monitorando costantemente la situazione.

In questo contesto, la prudenza diplomatica e militare diventa cruciale: ogni scelta del governo potrebbe determinare il grado di esposizione dell’Italia in uno scenario globale sempre più instabile e minaccioso.

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