17 Feb, 2026 - 12:04

Fine vita, dopo Zaia anche Mulé rilancia: "Il Senato può approvare la legge entro aprile"

Fine vita, dopo Zaia anche Mulé rilancia: "Il Senato può approvare la legge entro aprile"

Luca Zaia e Giorgio Mulè riportano al centro del dibattito politico il tema del fine vita. “Una legge sul suicidio assistito è possibile e ci sono i tempi per approvarla in Senato entro aprile”, ha detto oggi il vicepresidente della Camera, accodandosi all’appello lanciato ieri dall’ex governatore del Veneto, che sulle pagine de La Stampa ha chiesto al Governo di mandare avanti la legge o, quantomeno, di “smettere di impugnare le norme regionali”.

Sul tema del suicidio assistito, come è noto, in Italia esiste un vuoto normativo, mai colmato dal Parlamento nonostante i numerosi richiami della Corte costituzionale, che dopo la sentenza n. 242/2019 – la cosiddetta “sentenza Cappato” – ha delineato la cornice giuridica entro la quale dovrebbe innestarsi l’intervento legislativo.

Fine vita, cosa ha previsto la sentenza Cappato

Con la sentenza Cappato, in particolare, la Consulta ha stabilito che non sia punibile chi aiuta al suicidio una persona che sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale; affetta da patologia irreversibile; vittima di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; capace di prendere decisioni libere e consapevoli, previa verifica del Servizio sanitario nazionale e del comitato etico competente.

È da questa pronuncia che è partito l’iter legislativo, affidato alla mediazione del senatore forzista Pierantonio Zanettin e del senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo, che insieme hanno guidato la stesura del testo base, adottato nel luglio scorso con il voto contrario delle opposizioni.

Il nodo del Sistema sanitario nazionale

Sul tema, infatti, la mediazione tra le due parti è fallita. Il nodo fondamentale riguarda infatti l’esclusione del Servizio sanitario nazionale, voluta dal centrodestra, e la maggiore attenzione posta dal testo alle cure palliative. Un’impostazione ritenuta eccessivamente restrittiva dai partiti di opposizione e dall’Associazione Luca Coscioni.

Ma non solo: il testo è stato criticato anche dalle associazioni pro vita vicine alla maggioranza, a dimostrazione di quanto il percorso sia delicato e complesso, esposto a pressioni e resistenze provenienti da fronti tra loro contrapposti.

Mulé chiede voto segreto e libertà di coscienza

Le diverse sensibilità sul tema non attraversano soltanto il tradizionale schieramento centrodestra-centrosinistra, ma anche i singoli partiti. “Io sono contrario a estromettere il Servizio sanitario nazionale”, ha per esempio spiegato oggi il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, sottolineando come “lo Stato abbia il dovere di solidarietà verso chi soffre” e debba quindi garantire “cure, sostegno e accompagnamento al fine vita”.

Da Mulé è arrivato però anche l’appello a concludere i lavori. Secondo il forzista, infatti, “ci sono le condizioni” perché il testo arrivi in Aula dopo il referendum, dove potrà essere votato e discusso “con libertà di coscienza e voto segreto”. “È l’unica soluzione possibile, è quello che ha sempre detto Berlusconi” ha detto il vicepresidente della Camera.

L’appello di Zaia: Governo mandi la legge avanti

Mulé si è poi detto d’accordo con le parole dell’attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che ieri, dalle pagine de La Stampa, ha lanciato un appello al Governo perché promuova l’approvazione della legge o smetta di impugnare le norme varate dalle Regioni nel tentativo di colmare il vuoto legislativo.

“Questo Paese deve uscire da una grande ipocrisia: non si può far credere ai cittadini che il fine vita non esista”. Un’inerzia, quella del Parlamento, che – come sottolinea Zaia – ha costretto le Regioni a fughe in avanti nel tentativo di regolamentare la materia, salvo poi scontrarsi con lo stop dell’esecutivo. Una situazione di incertezza, “figlia di un Parlamento che non legifera” e di “fondamentalismi tanto a destra quanto a sinistra”.

L’ex governatore: “No a scontro politico”

L’appello di Zaia è che i partiti riconoscano, tutti, di essere attraversati da divisioni sul tema e che una legge sul fine vita sia richiesta in modo trasversale dall’elettorato, tanto di destra quanto di sinistra. Sul tema, ha peraltro ricordato Zaia, si è anche registrata una maggiore apertura della Chiesa cattolica. Per questo, spiega l’ex governatore del Veneto, l’unica soluzione è la “libertà di coscienza”, evitando di attribuire alla misura un “valore politico”.

Anche se, ha poi concluso Zaia, il dibattito rappresenta anche un’occasione per ripensare il posizionamento del centrodestra. “Non possiamo pensare che il futuro del centrodestra sia nella negazione dei diritti”, ha infatti concluso.

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