È andato in onda ieri il primo confronto sulla riforma della giustizia tra il ministro Carlo Nordio e Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No nel referendum costituzionale”.
Il dibattito è stato trasmesso prima nella striscia “Cinque Minuti”, condotta da Bruno Vespa, e poi è proseguito a Porta a Porta. Ne è emerso un confronto moderato e centrato sui contenuti, nel quale i due hanno illustrato le ragioni del sì e del no, affrontando i principali nodi al centro del dibattito.
Vediamo cosa si sono detti, punto per punto.
Nella prima parte del confronto, a “Cinque Minuti”, Nordio e Bachelet hanno avuto a disposizione 2 minuti e 6 secondi ciascuno. Il dibattito è partito dalle parole di Nicola Gratteri, magistrato antimafia schierato con il fronte del No, finito ieri al centro della polemica per aver detto che voteranno a favore della riforma “imputati e indagati”, mentre vi si opporranno i “cittadini onesti”.
Bachelet ha stigmatizzato le parole di Gratteri, parlando di un “commento sbagliato e offensivo per gli elettori, che porterà più voti al sì”. Il presidente del Comitato per il No si è poi concesso una battuta: “Per fortuna ci sono commenti, come quelli che fa il ministro, che faranno risalire il No”.
Alle affermazioni ha quindi replicato il ministro Carlo Nordio, domandandosi “se l’esame psicoattitudinale che noi abbiamo introdotto per i magistrati all’inizio della carriera non sia necessario anche a fine carriera”.
Il dibattito si è poi spostato sul meccanismo del sorteggio per la composizione del Consiglio superiore della magistratura (CSM), voluto dai promotori della riforma per spezzare il sistema delle correnti.
“Le correnti non nascono nel CSM ma nell’Associazione nazionale magistrati, di cui fa parte il 90% dei magistrati. Quando sono sane sono legittima espressione di pluralismo” – ha spiegato Bachelet, ricordando come anche Giovanni Falcone ne avesse fondata una – “se degenerano diventano fonte di mercato”. “Ma questo vale anche per i partiti in Parlamento”, ha poi specificato il presidente del Comitato per il No. “Se si sorteggia, non si sa più chi abbia il mandato di fare cosa e si rende opaco il meccanismo di rappresentanza”.
“Per sorteggio arrivano anche i componenti dell’Alta Corte costituzionale quando giudica il Presidente della Repubblica, così come sono sorteggiati i giudici del Tribunale dei ministri”, ha replicato il ministro Carlo Nordio, sottolineando come dal sorteggio “non emergano ‘gentili passanti’, ma magistrati che sono stati giudicati più volte e che, per definizione, sono bravi, onesti e preparati”.
In compenso, ha spiegato il ministro, il nuovo meccanismo eliminerà “quel vincolo che lega elettori ed eletti e che è alla base della degenerazione correntizia denunciata anche da Nicola Gratteri qualche anno fa”.
Il dibattito è poi passato all’Alta Corte disciplinare istituita dalla riforma Carlo Nordio. “Serve a eliminare quella giustizia domestica per cui un magistrato non sbaglia mai”, ha detto il ministro, ricordando il caso Enzo Tortora.
“Gli errori giudiziari sono una cosa, le questioni disciplinari un’altra. Quanto alla giustizia domestica, l’unico che si è salvato nel caso Luca Palamara era un parlamentare, mentre i magistrati coinvolti sono stati puniti o radiati. La giustizia domestica mi pare più un tema del Parlamento”, ha controbattuto Bachelet.
Finito il primo confronto, il dibattito è ripreso a Porta a Porta, proprio dal tema dell’Alta Corte disciplinare. “Il presidente non è più il Presidente della Repubblica, è un diverso assetto di potere”, ha detto Bachelet, aprendo poi il capitolo delle leggi attuative.
“Molte disposizioni saranno demandate alle leggi attuative, che dovranno essere approvate entro 12 mesi, un arco di tempo in cui ci sarà la stessa maggioranza che ha varato la legge costituzionale senza neppure un emendamento e senza concordare con l’opposizione nemmeno la data del referendum”. “Il rischio”, ha concluso, “è che tutto ciò che non è scritto possa cambiare”.
Sulle leggi attuative della riforma costituzionale, in caso di vittoria del sì, il ministro Carlo Nordio ha rassicurato: “Sulle leggi attuative apriremo un tavolo di confronto con l’opposizione il giorno dopo il referendum”.
Il problema, ha però sottolineato tornando sul tema del sorteggio, è che “quello che terrorizza i magistrati è che verrà meno quella giurisdizione domestica per cui tutti i magistrati si giudicano tra loro e si proteggono”.
Immediata la replica di Bachelet: “Lei è ministro da qualche anno, ha impugnato solo una decina di decisioni della sezione disciplinare del Csm. Perché non ne ha impugnate di più?”.
Come replica, il ministro Carlo Nordio è tornato sul caso Luca Palamara, ricordando come lui avesse chiesto che le sue intercettazioni fossero pubblicate, dato che “c’erano tutti”, e come la sezione disciplinare avesse, proprio per questo, “messo il coperchio sulla pentola”. Una dimostrazione, secondo il ministro, di quella “giustizia domestica” a cui si riferiva poco prima.
“Non si può dire che sia la norma”, ha replicato Bachelet. “Dire che fanno tutti così è un modo per discolparsi”. “Hanno preso solo quello che gli faceva comodo”, ha però ribadito il ministro.
Il dibattito è arrivato ai modelli europei. “In Europa, dove c’è la separazione delle carriere, esiste, in misura maggiore o minore, il controllo dell’esecutivo, che alcuni ritengono positivo. Non è un processo alle intenzioni, è un fatto”, ha sostenuto Bachelet.
“Le opposizioni sono divise: c’è chi dice che la riforma indebolisce il pubblico ministero e chi sostiene che lo rafforza. Il pm è già un superpoliziotto, con le stesse garanzie del giudice. Se i cittadini sapessero che il giudice terzo e imparziale che li giudica nel pomeriggio sarà giudicato dal suo stesso accusatore, il pm, non sarebbero tranquilli”.
Il confronto si è infine concluso sulle idee del padre costituente Piero Calamandrei, che aveva sottolineato i possibili conflitti con la politica derivanti da un corpo di magistrati completamente indipendente. “Il tema è stato risolto non avendo un Consiglio superiore tutto eletto da magistrati”, ha detto Bachelet.
“L’opposizione durante il dibattito parlamentare ha citato Calamandrei senza neanche conoscerlo”, ha replicato il ministro Carlo Nordio. “Se proponiamo delle modifiche è perché questa discussione è stata portata avanti dagli stessi padri costituenti. Noi crediamo che la vera rivoluzione sia avvenuta 40 anni dopo, quando Giuliano Vassalli ha introdotto il Codice all’anglosassone, che richiede la separazione delle carriere. Prima, con il Codice Rocco fascista, l’unità delle carriere andava bene”, ha concluso il ministro.