11 Feb, 2026 - 11:15

Riforma della Giustizia: è vero, come dice Gratteri, che se vince il Sì potranno difendersi solo i ricchi? Chi ha smontato il super pm

Riforma della Giustizia: è vero, come dice Gratteri, che se vince il Sì potranno difendersi solo i ricchi? Chi ha smontato il super pm

Mettiamola così: nel 2015, Marco Travaglio diede alle stampe "Slurp, dizionario delle lingue italiane: lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati". E meno male, per il direttore del Fatto Quotidiano, che il referendum sulla Giustizia si tiene solamente adesso.

Il perché è presto detto: oggi, il Fatto ha in prima pagina una super intervista al Procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri che avrebbe meritato di sicuro una citazione in quel libro.

Trattasi di intervista scendiletto per la quale addirittura si sono mobilitati in sei: il direttore Marco Travaglio, la vicedirettrice Maddalena Oliva e i giornalisti Antonio Massari, Liana Milella, Valeria Pacelli e Giuseppe Pipitole. Insieme, hanno riempito due pagine di "slurp". 

Ma, quel che è più grave secondo i sostenitori del sì alla riforma Nordio, due pagine basate su fake news, su assunti che in realtà nulla hanno a che vedere con ciò che sarà sottoposto al giudizio degli italiani il 22 e il 23 marzo prossimi.

Se passa la riforma Nordio potranno difendersi solo i ricchi? Cosa ha detto Gratteri e chi lo smonta

Il primo assunto con il quale Nicola Gratteri spiega il motivo per cui voterà No al prossimo referendum sulla riforma della Giustizia viene spiegato dal Procuratore Capo di Napoli rispondendo alla domanda "quale effetto avrà questa riforma sui cittadini"?

virgolette
I promotori del Sì dicono che avremo un pm più forte. Poniamo che sia vero, allora anche l'imputato ha bisogno di un avvocato più forte, di un'agenzia investigativa più forte. Ma l'avvocato che solo per cominciare chiede un acconto da 50 mila euro può permetterselo solo un imputato potente e ricco...

Ergo, per Gratteri

virgolette
Con questa riforma, l'imputato povero sarà meno garantito. Se il pm è l'accusatore e basta, senza più l'obbligo di trovare anche prove a favore dell'imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari. Solo quei pochi ricchi che finiscono sotto processo hanno i mezzi per tenere testa alla pubblica accusa fino alla Corte europea. Stiamo parlando di cause che possono arrivare anche a 300 mila euro: chi ha questi soldi per potersi difendere a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?

E insomma: un saggio di terrorismo psicologico basato sul nulla. Come quando si ipotizza la sottomissione dei pm all'esecutivo o che quest'ultimo si trasformerà in una sorta di "super poliziotto", altri ritornelli cari a quelli che contrastano la riforma Nordio.

La risposta di Gian Domenico Caiazza

Così la pensa Gian Domenico Caiazza, già presidente dell'Unione Camere Penali Italiane e ora a capo del Comitato della Fondazione Luigi Einaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati:

virgolette
Fantasmagorica intervista di Gratteri al Fatto Quotidiano. Ammonisce gli elettori che grazie alla sciagurata riforma, il PM sarà senza più l’obbligo di trovare le prove a favore dell’imputato. Per la cronaca, quest’obbligo è fissato dall’art. 358 del codice di procedura, che non c’entra un fico secco con la riforma, e che resta perciò immodificato. Poi fantastica su aumenti iperbolici di costi difensivi, che renderanno possibile la difesa solo per i ricchi, ovviamente senza spiegare in conseguenza di quale diavoleria tecnica contenuta nella riforma; né gli estasiati redattori si azzardano a chiederglielo. I quali invece chiedono, sulla premessa totalmente falsa che lo prevederebbe la riforma quale sarà il rischio di avere un PM sotto l’esecutivo, e lui risponde e si dilunga, senza battere ciglio. Un fantastico cabaret, se non fosse una scandalosa vergogna

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