Il governo italiano ha appena approvato un giro di vite sulle politiche migratorie con nuove regole che mirano a rendere più efficaci espulsioni e rimpatri.
Il decreto legge in materia, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, introduce norme immediate e conferisce al governo deleghe per l’adozione di ulteriori decreti legislativi nei prossimi sei mesi, in linea con le direttive UE.
Tra le misure più controverse spicca il blocco navale, pensato per contrastare l’ingresso illegale di migranti e ridurre l’attività di scafisti coinvolti nel traffico di esseri umani.
Al tempo stesso, il provvedimento accelera le procedure di espulsione e rimpatrio, ampliando i reati che possono giustificare l’allontanamento dallo Stato e introducendo iter più rapidi per i migranti già detenuti o intercettati in mare.
Un pacchetto di norme corposo che inciderà profondamente sulla gestione dei migranti e dell'immigrazione irregolare in Italia.
Il blocco navale è volto a difendere i confini nazionali impedendo l'immigrazione clandestina e irregolare. Consiste in un divieto temporaneo di ingresso o attraversamento delle acque territoriali italiane, fino a 12 miglia nautiche dalla costa, deciso dal Consiglio dei Ministri per motivi di sicurezza nazionale.
Può essere attivato in caso di emergenze sanitarie, rischio terroristico, pressione migratoria straordinaria o grandi eventi pubblici.
Durante il blocco navale, le navi sospette e imbarcazioni coinvolte nel traffico di esseri umani, possono essere interdictate e dirottate verso Paesi terzi con accordi bilaterali, come l’Albania. La misura iniziale dura 30 giorni, prorogabili fino a 6 mesi.
Chi viola il blocco navale rischia multe da 10 a 50.000 euro e la confisca dell’imbarcazione alla seconda violazione. Le sanzioni colpiscono in solido utilizzatore, armatore e proprietario, rafforzando il deterrente contro il traffico irregolare di migranti.
Il decreto amplia il ventaglio di reati che giustificano l’espulsione di migranti regolari e irregolari, includendo violenza o minaccia a pubblico ufficiale, delitti contro l’ordine pubblico, contro la persona o il patrimonio, e partecipazione a rivolte nei centri di detenzione.
Prevista inoltre l'espulsione per partecipazione a rivolte durante il trattenimento in un Cpr o in punti di crisi. Per i migranti già detenuti, è prevista una procedura accelerata: il magistrato di sorveglianza deve decidere rapidamente sui provvedimenti di espulsione, senza sospendere l’esecuzione in caso di opposizione.
I rimpatri, invece, diventano più rapidi e sistematici. I migranti intercettati durante il blocco navale possono essere espulsi immediatamente e trasferiti anche in Paesi terzi con accordi bilaterali.
Le domande di asilo respinte da Stati considerati “sicuri” o con bassa probabilità di riconoscimento vengono trattate con procedura “direttissima”, entro 3 mesi, con detenzione in centri dedicati e rimpatrio forzato in caso di esito negativo.
I Paesi considerati sicuri per i rimpatri accelerati sono definiti nel contesto dell'elenco appena approvato dall'UE include Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia, con procedure accelerate per domande di asilo da questi Paesi (tasso di riconoscimento inferiore al 20%).
Per cittadini di questi Paesi, si applica l'iter "direttissima" entro 3 mesi. Il richiedente deve dimostrare eccezioni personali (es. rischi specifici). I Paesi candidati UE sono anch'essi considerati sicuri in linea generale.
Nel provvedimento è prevista anche una stretta sui ricongiungimenti familiari dei migranti che prevede criteri più restrittivi per limitare abusi, recependo in parte il Patto UE su migrazione e asilo.
Richiede permanenza regolare certificata di almeno 5 anni in Italia, conoscenza della lingua italiana al livello B1 attestata da enti riconosciuti, alloggio idoneo e risorse economiche superiori (soglie reddituali alzate).
Esclude ricongiungimenti multipli o non nucleari familiari, con verifica sostanziale dei requisiti abitativi ed economici; violazioni portano a revoca permessi o rifusione costi accoglienza.
In pratica, l’Italia introduce un modello di frontiere aperte solo per l’uscita dei migranti irregolari, con procedure accelerate per garantire il rispetto della legge e la sicurezza nazionale.