No a Vannacci. Sì a Carlo Calenda. Lo ha detto oggi – mercoledì 11 febbraio 2026 - il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani ai microfoni di Sky Tg24, provando a fare ordine tra i rumors che da giorni caratterizzano il dibattito politico, soprattutto nel centrodestra.
Le parole del leader azzurro sembrano anche delineare una precisa strategia volta a rafforzare l’identità del partito fondato da Silvio Berlusconi, come forza moderata, liberale ed europeista. Una forza capace di dialogare con il centro riformista e di marcare le distanze dalle spinte più radicali.
A meno di due anni dalle politiche del 2027 non è un caso che nei partiti si comincino a valutare alleanze e strategie e in questo quadro Forza Italia punta a ritagliarsi uno spazio autonomo dentro la coalizione di governo, consolidando il proprio profilo centrista in vista delle future alleanze, come richiesto anche dalla famiglia Berlusconi.
L’obiettivo è intercettare l’elettorato moderato, produttivo e urbano che guarda con diffidenza sia ai populismi sia alle derive identitarie. Da qui il “sì” a Calenda e il “no” a Vannacci: due segnali che parlano tanto agli alleati quanto agli elettori.
La presa di distanza dal generale Roberto Vannacci è netta e senza ambiguità. “Forza Italia è un partito di centro, ha ben poco a che fare” con il nuovo partito di Roberto Vannacci, “non condividiamo granché, per noi la vedo difficile poter collaborare”, ha dichiarato Tajani.
Una frase che suona come un argine politico rispetto a una possibile ulteriore radicalizzazione del perimetro del centrodestra.
“Siamo molto differenti per quanto riguarda i valori con questa nuova formazione”, ha aggiunto il leader azzurro. Parole che pesano, perché segnano un confine identitario preciso: Forza Italia non intende inseguire posizioni sovraniste o anti-establishment, ma rivendica la propria tradizione popolare europea, atlantista e liberale.
La mossa non è priva di implicazioni nella maggioranza. L’eventuale crescita di Futuro Nazionale, la nuova formazione guidata da Vannacci potrebbe creare nuovi equilibri e tensioni, soprattutto se dovesse intercettare consensi nell’area più a destra dell’elettorato.
Un rischio che pesa a livello di coalizione, ma andrebbe ad intaccare solo marginalmente l’elettorato di Forza Italia, per tradizione moderato e liberale.
Se la porta si chiude a destra, si apre invece verso il centro riformista. Tajani distingue nettamente tra il piano nazionale e quello locale.
Il riferimento è alle amministrative nei grandi centri urbani, dove le dinamiche sono spesso diverse rispetto alle politiche e dove il profilo civico e manageriale dei candidati può favorire alleanze trasversali.
Secondo Tajani, con il leader di Azione “abbiamo una visione molto simile per quanto riguarda l’economia e anche sulla guida delle città”.
In prospettiva 2027, questo potrebbe tradursi in una competizione per la leadership del centro, ma anche in possibili convergenze tattiche per evitare la frammentazione dell’area riformista. Tajani prova così a costruire ponti senza rompere l’alleanza di governo.
Sul fronte interno, nel corso dell’intervista, il vicepremier ha anche commentato le dichiarazioni rilasciate ieri da Marina Berlusconi al Corriere della Sera. La primogenita del Cavaliere ha sottolineato la necessità di un rinnovamento del partito alimentando rumors di possibili tensioni con l’attuale segreteria.
Tensioni che Tajani ha smentito:
E sul rinnovamento rivendica il lavoro fatto:
Nel complesso, Tajani sta disegnando una traiettoria chiara: rafforzare Forza Italia come casa dei moderati, distinguendola sia dalle spinte più radicali sia da un centrosinistra percepito come troppo sbilanciato a sinistra. In vista del 2027, la partita delle alleanze è già iniziata.