07 Feb, 2026 - 16:30

Riforma della Giustizia, la mossa a sorpresa di Meloni e Mattarella per non far cambiare la data

Riforma della Giustizia, la mossa a sorpresa di Meloni e Mattarella per non far cambiare la data

Tutto cambia affinché nulla cambi. Per la questione della data del referendum per la riforma della Giustizia sembra proprio calzare a pennello la parafrasi della famosa battuta del "Gattopardo".

In meno di 24 ore, le urne prima sembravano slittare (anche secondo il ministro Nordio), ma ora sembrano confermate per domenica 22 e lunedì 23 marzo.

Il motivo è presto detto: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha adottato il Dpr recante: "Precisazione del quesito del referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale concernente norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare", confermando la data che aveva deciso in pun primo momento il governo.

Ancora un colpo a sorpresa, quindi, dopo un Consiglio dei ministri convocato in fretta e furia questa mattina.

La mossa decisiva per il referendum del 22 e 23 marzo

Il via libera al nuovo testo sarebbe arrivato dopo un colloquio tra il presidente Mattarella e la premier Meloni.

Fonti del Quirinale, interpellate a tal proposito dall'Ansa, hanno confermato che per il presidente Mattarella la soluzione individuata dal governo di integrare il quesito referendario dopo la pronuncia della Cassazione di ieri è quella giuridicamente più corretta.

L'oggetto della richiesta di referendum è infatti lo stesso per tutti i proponenti; mentre il quesito referendario non viene cambiato ma, appunto, soltanto integrato con i sette articoli della Costituzione che la riforma vorrebbe aggiornare.

Il comunicato finale del Consiglio dei ministri

Dopo la riunione convocata questa mattina a Palazzo Chigi, il governo ha diramato questa nota:

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Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, vista l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum comunicata il 6 febbraio 2026, ha deliberato di proporre al Presidente della Repubblica, per l'adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dalla citata ordinanza, fermo restando lo stesso decreto

Cosa significa? Che il testo del quesito del referendum già indetto per i giorni 22 e 23 marzo 2026 viene precisato come così:

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Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?

I commenti alla mossa sul referendum

L'asse Mattarella-Meloni, quindi, avrebbe scongiurato lo slittamento del referendum che ieri, dopo la pronuncia della Cassazione, era dato praticamente per certo.

Il vicepremier Antonio Tajani l'ha messa così:

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Noi riteniamo che non servano ulteriori ricorsi. Non vedo la base giuridica, perché la correzione non cambia la sostanza del quesito. Bisognava cambiare molto e fare cose diverse se ci fosse stato un cambiamento nella sostanza della domanda. Ma siccome la domanda è sostanzialmente uguale e si tratta solo di un'aggiunta formale, credo che non ci sia ragione di fare un ricorso. Ognuno può fare quello che vuole, ma non vedo la base giuridica del ricorso
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