Tutto si può dire dell'Italia, tranne che non sia un Paese dove le sorprese sono sempre dietro l'angolo.
Per averne conferma, basta soffermarsi sul caso della data del referendum sulla riforma della Giustizia.
Dopo le prime querelle giudiziarie, il Governo l'aveva fissata al 22 e 23 marzo. Ma nel Paese degli azzeccagarbugli non si può mai stare tranquilli.
Così, la notizia che ha rimesso tutto in discussione è arrivata ieri: la Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla Giustizia.
Cosa significa per i comuni mortali? Che il voto slitta? E se sì, di quanto?
A queste domande ha cercato di rispondere il ministro della Giustizia nonché promotore della riforma Carlo Nordio.
Diciamoci la verità: le querelle giudiziarie su quando si dovrà votare sulla riforma della Giustizia è solo una pagina dello scontro politico senza esclusioni di colpi tra chi vuole approvare definitivamente la riforma Nordio e chi, invece, la vuole bocciare, sperando di assestare un colpo al governo Meloni.
Il fronte del No è per lo slittamento. Per questo le sta tentando tutte pur di allontanare quanto più possibile la consultazione popolare. Il ragionamento che segue è questo: più tempo abbiamo a disposizione, più abbiamo chance di recuperare consensi e garantirci la bocciatura della riforma che metterebbe in difficoltà il governo Meloni.
Sul fronte opposto, invece, finora si è puntato ad aprire le urne il 22 e 23 marzo perché il distacco dei favorevoli alla riforma dai contrari sembra che si stia riducendo giorno dopo giorno. Quindi, si vuole far presto per portare a casa una rivoluzione costituzionale che inevitabilmente farebbe da trampolino di lancio al centrodestra anche per le elezioni politiche del 2027.
Su questo fronte, naturalmente, si schiera l'autore della riforma che dovrà essere sottosposta al giudizio degli italiani, Carlo Nordio. Stamattina, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto la sua sulla questione della data.
Virginia Piccolillo del Corriere della Sera ha intervistato Nordio sulla questione della data del referendum sulla riforma della Giustizia. L'ultima, a tal proposito, è che la Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum.
La domanda rivolta al Guardasigilli, quindi, è stata: "Tutto da rifare?". Al che la risposta è stata questa:
Ma la data, rispetto a quella del 22 e del 23 marzo, è destinata a slittare? Nordio non si dice così convinto:
Forse di una settimana o di tre, visto che domenica 5 aprile è Pasqua.
In ogni caso, sulla possibilità che si riaprino i termini di 50 giorni per la campagna referendaria, le parole di Nordio sono state queste:
La data più plausibile, a questo punto potrebbe essere quella di domenica 12 e lunedì 13 aprile.