03 Feb, 2026 - 15:20

Cortei a rischio cauzione? La Lega rilancia dopo le violenze di Torino

Cortei a rischio cauzione? La Lega rilancia dopo le violenze di Torino

La Lega chiede che nel prossimo pacchetto sicurezza venga introdotto l’obbligo di cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni.

L’idea, già avanzata da Matteo Salvini all’indomani degli scontri nelle piazze per la Palestina dello scorso autunno, è tornata al centro della proposta politica del Carroccio dopo le violenze di Torino del weekend scorso, quando un gruppo di antagonisti ha picchiato un agente di polizia.

"Chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999, quando organizzò una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi come quello di Torino", ha fatto sapere il partito di via Bellerio. “Su questa proposta di legge chiederemo un impegno serio alla maggioranza di governo", ha aggiunto il sottosegretario della Lega al ministero dell’Interno, Nicola Molteni.

La Lega vuole la cauzione per chi organizza manifestazioni

L’idea di imporre il pagamento di una cauzione agli organizzatori delle manifestazioni, così da coprire eventuali danni, non è al momento prevista nel pacchetto Sicurezza, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri giovedì prossimo. Sulla norma, infatti, permangono dubbi di costituzionalità. 

La sola ipotesi ha comunque messo in allarme i sindacati, secondo i quali l’imposizione di una cauzione – sottolineano CGIL, Cisl e Uil – rischierebbe di limitare, nei fatti, il diritto di manifestare.

“Idea impropria e incostituzionale”, ha commentato la CGIL. Una posizione a cui ha fatto eco la Cisl, con le parole della segretaria Daniela Fumarola: “Non si può confondere chi semina caos con chi organizza manifestazioni democratiche”, e della Uil, che ha sottolineato come “l’opera di teppisti” non possa diventare “il pretesto per introdurre restrizioni alle proteste civili”. Un conto, insomma, è punire la violenza; altro è limitare il dissenso.

I dubbi di FdI e FI

Sull’ipotesi di una norma che imponga un deposito per autorizzare una manifestazione pendono diversi dubbi anche all’interno della stessa maggioranza. “Si tratta di una misura complicata da attuare”, ha osservato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

Come stabilire, infatti, la responsabilità oggettiva dei disordini? Come garantire che gli organizzatori non debbano pagare per eventuali danni causati da infiltrati? E in quale cifra valutare l’importo della cauzione? Poche domande che, al di là della dubbia costituzionalità, ben illuminano la difficile possibilità di applicare la norma.

Non a caso, nelle norme da inserire nel prossimo pacchetto sicurezza a cui lavorano i tecnici del ministero – stretta sui coltelli, scudo per gli agenti e fermi preventivi – la proposta di Matteo Salvini non figura. Anche perché Palazzo Chigi, impegnato sulle altre misure, è determinato ad evitare possibili frizioni con il Quirinale.

Il centrosinistra teme la strumentalizzazione

Le opposizioni, al momento, hanno evitato di commentare la proposta di Matteo Salvini, forse giudicandola irrealizzabile, non avendo neanche ricevuto l’appoggio degli altri partiti di maggioranza. L’attenzione è infatti concentrata sulla svolta securitaria e sulle norme che il governo presenterà effettivamente giovedì.

Il timore del centrosinistra è che l’Esecutivo stia strumentalizzando i fatti di Torino per accelerare sulla stretta. Un dubbio efficacemente espresso da +Europa, che ha parlato di “giustizialismo emotivo, ovvero la capacità di questo Esecutivo di creare sempre nuovi reati e inasprire le pene sulla base di eventi di cronaca”. 

Lo stesso invito alla collaborazione rivolto ieri dalla presidente del Consiglio Meloni alle opposizioni è stato percepito dagli ambienti dell’opposizione più come una trappola politica che come un reale invito alla collaborazione.

“Il governo è davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio?”, ha chiesto il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. “Se il governo intende approvare nuove misure già annunciate e propagandate, su quelle ci confronteremo in Parlamento”, ha fatto sapere il PD.

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