03 Feb, 2026 - 15:05

Perché Elly Schlein ha parlato di Tolkien lanciando la sfida politica a Giorgia Meloni

Perché Elly Schlein ha parlato di Tolkien lanciando la sfida politica a Giorgia Meloni

Elly Schlein, segretaria del Pd, ha lanciato una sfida culturale a Giorgia Meloni domenica scorsa a Milano:

virgolette
Dobbiamo riprenderci Tolkien

ha dichiarato la segretaria dem ai suoi, riferendosi a J.R.R. Tolkien, autore de "Il Signore degli Anelli", da tempo simbolo della destra italiana.

Questa dichiarazione, emersa durante l'evento "Un'altra storia. L'alternativa nel mondo che cambia" alla Fondazione Feltrinelli, evidentemente, ha mirato a riconquistare un immaginario associato a Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, in vista delle elezioni del 2027. Ma l'obiettivo è stato raggiunto?

Perché Elly Schlein ha citato Tolkien in un evento del Pd

Schlein ha pronunciato la frase rivolgendosi allo stato maggiore del Pd, e ha voluto enfatizzare la necessità di superare il "complesso di inferiorità" culturale contro la destra.

Tolkien, professore di filologia a Oxford e cattolico, è padre del fantasy moderno, con temi come il potere corruttore dell'Anello, l'antimilitarismo, l'ecologismo e la centralità dei "piccoli" contro i potenti – elementi che Schlein vede compatibili con i valori progressisti.

Per la destra, invece, Tolkien rappresenta comunità, tradizione e resistenza al male. L'autore spesso è citato da Giorgia Meloni (che lo ama) e dalla sorella Arianna, la quale, una volta, paragonò Giorgia a Frodo e FdI alla Compagnia dell'Anello.

Ma tant'è: la leader dem, introdotta da Chiara Valerio, ha dichiarato che vuole "strappare" questo patrimonio alla destra, che lo ha monopolizzato dagli anni '70, fin dai tempi delle formazioni giovanili del Msi.

Fatto sta che la mossa di Elly Schlein ha provocato varie reazioni: Gennaro Sangiuliano, ex ministro e capogruppo FdI in Campania, l'ha accusata di ipocrisia, ricordando come derise una mostra su Tolkien da lui promossa.

In ogni caso: si tratta di una battaglia simbolica per l'egemonia culturale, non solo politica.

Da Tolkien a Battiato, da Pasolini a Gramsci: tutti i nomi simbolo della cultura che i partiti vogliono per sé

Questa "guerra culturale" non è nuova: partiti di destra e sinistra si contendono da sempre varie icone per legittimarsi.

Pasolini, ad esempio, antifascista espulso dal Pci, è stato rivendicato da FdI in occasione del cinquantenario della sua morte: Ignazio La Russa lo definì "conservatore" in un convegno, mentre Mollicone lo descrisse come "fascista attivo".

Anche Antonio Gramsci, fondatore del Pci e teorico dell'egemonia culturale, è stato reinterpretato dalla destra: Sangiuliano e il ministro Giuli (autore di "Gramsci è vivo") lo hanno usato per giustificare l'occupazione degli spazi intellettuali.

Giorgia Meloni, da par suo, ha persino appeso un Guttuso a Palazzo Chigi, un pittore comunista.

Battiato e altri ancora emergono in contese trasversali: destra e sinistra si contendono anche De André, Guccini o Cristicchi, come nel caso di una canzone sulla mamma piaciuta a entrambe le leader.

Come dire: si tratta di un "rubabandiera" perenne, dalla Seconda Repubblica, dove la cultura diventa strumento egemonico, con Tolkien come ultima frontiera.

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