02 Feb, 2026 - 17:20

Referendum Giustizia, sondaggi sempre più incerti: il Sì non è più così sicuro

Referendum Giustizia, sondaggi sempre più incerti: il Sì non è più così sicuro

Mancano poco meno di cinquanta giorni dal voto referendario del 22 e 23 maggio sulla riforma della giustizia e i sondaggi ci restituiscono un quadro politico elettorale profondamente incerto. Il distacco tra No e Sì assottiglia sempre di più con l’avvicinarsi della scadenza elettorale. 

Il fronte del Sì continua ad avere un certo vantaggio, ma non tale da lasciare dormire sonni tranquilli al governo. Dopo settimane in cui il fronte del Sì sembrava nettamente in vantaggio, infatti, le ultime rilevazioni mostrano una progressiva rimonta del No e una competizione che si avvicina sempre più a un vero e proprio testa a testa. 

A preoccupare, infine, è anche un’ampia quota di cittadini ancora indecisi o poco informati sui contenuti della riforma costituzionale approvata dalle Camere.

Questo almeno il quadro che emerge dai dati dell'ultimo sondaggio realizzato dall'Istituto Demopolis per la trasmissione di La7 "Otto e mezzo" sulle intenzioni di voto degli italiani sul referendum costituzionale sulla giustizia. 

Referendum Giustizia, i numeri del sondaggio di Demopolis: è testa a testa

Secondo il sondaggio condotto dall’istituto Demopolis, tra il 28 e il 30 gennaio su un campione di duemila intervistati, il 39% degli italiani si dichiara orientato a votare Sì alla riforma, mentre il 35% è favorevole al No. 

Resta però molto elevata la percentuale di chi non ha ancora preso una posizione chiara o non sa se si recherà alle urne: il 26% del campione, oltre un quarto degli intervistati.

Se si considerano esclusivamente gli elettori che hanno già espresso un orientamento, il quadro cambia leggermente perché in quel caso il Sì salirebbe al 53%, contro il 47% del No. Un vantaggio ridotto che rende la competizione dall'esito altamente imprevedibile.

Voterebbero Sì gli elettori dei partiti di governo, si dividerebbero i simpatizzanti di Azione e Italia Viva, mentre voterebbero No gli elettori di Pd, M5S e AVS.

Poco incoraggianti, invece, i dati sul livello di conoscenza della riforma poichè solo il 34% degli intervistati afferma di conoscerne i contenuti principali, il 21% dice di averne una conoscenza generica, mentre ben il 45% ammette di non conoscerli affatto.

Infine, il 51% ritiene degli intervistati ritiene che la riforma non migliorerà il funzionamento complessivo del sistema giudiziario, e solo il 35% che si aspetta un impatto positivo. Un ulteriore 14% non si esprime a riguardo.

Dal “pareggio tecnico” alla rimonta del No: cosa dicono le ultime rilevazioni

Il quadro di incertezza era emerso già dal precedente sondaggio realizzato da Ixè, che parlava apertamente di “pareggio tecnico”.

Secondo quella rilevazione, il 50,1% degli intervistati si diceva intenzionato a votare Sì, contro il 49,9% orientato verso il No. Un divario minimo, ampiamente compreso nel margine di errore statistico, che rendeva impossibile qualsiasi previsione sull’esito finale del referendum.

Il dato più significativo, però, riguarda l’evoluzione nel tempo. Rispetto a novembre, in poco più di due mesi, il fronte favorevole alla riforma ha perso circa tre punti percentuali, passando dal 53% al 50,1%. Parallelamente, il No è cresciuto dal 47% al 49,9%, segnalando uno spostamento netto di consensi da uno schieramento all’altro.

Una tendenza confermata anche dalla media delle rilevazioni curata da Bidimedia sondaggi, secondo cui tra il 15 e il 19 gennaio il No ha recuperato 1,8 punti sul Sì. 

Numeri che indicano una partita ancora completamente aperta e una campagna referendaria destinata a giocarsi, nelle prossime settimane, soprattutto sulla capacità di informare e mobilitare un elettorato ancora in larga parte indeciso.

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