Israele ha sospeso le operazioni di Medici Senza Frontiere a Gaza, citando la mancata trasmissione dell’elenco del personale palestinese. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di nuove regolamentazioni che riguardano oltre trenta organizzazioni umanitarie. La situazione umanitaria nella Striscia resta critica con flussi limitati di aiuti.
Israele ha annunciato l’1 febbraio 2026 la sospensione delle operazioni umanitarie di Medici Senza Frontiere (MSF) a Gaza. Dietro la decisione c’è la mancata trasmissione, da parte dell’organizzazione, dell’elenco del personale palestinese.
Già a dicembre 2025, Israele aveva comunicato che avrebbe sospeso le operazioni di oltre trenta organizzazioni umanitarie presenti nella Striscia di Gaza, per non aver rispettato le nuove regolamentazioni previste a partire dall’1 marzo 2026. Queste norme richiedono la condivisione di informazioni non solo sul personale ma anche sulle operazioni e sui finanziamenti.
Le organizzazioni colpite forniscono assistenza e servizi salvavita in diversi settori, che spaziano dalla distribuzione di alimenti ai servizi sociali. Medici Senza Frontiere è una delle principali organizzazioni mediche presenti sul territorio palestinese.
"Il 30 dicembre le autorità israeliane hanno annunciato che la precedente registrazione di MSF era scaduta e che pertanto eravamo tenuti a cessare le operazioni entro 60 giorni", si legge in una nota dell’organizzazione.
Secondo quanto riportato, MSF si era inizialmente impegnata a condividere l’elenco del personale palestinese e internazionale. Tuttavia, si è astenuta citando l’assenza di garanzie sulla sicurezza del personale e sulla gestione indipendente delle operazioni. L’organizzazione ha precisato di rimanere aperta al dialogo con le autorità israeliane per mantenere i propri servizi a Gaza e in Cisgiordania.
MSF ha sottolineato che dall’ottobre 2023 sono stati uccisi circa 1.700 operatori sanitari, tra cui 15 membri del proprio staff.
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a destare preoccupazione. La riapertura del valico di Rafah resta limitata, concentrandosi principalmente sul flusso di persone, mentre gli aiuti verso la Striscia continuano ad essere insufficienti.