Le violenze di sabato scorso a Torino durante il corteo per Askatasuna continuano ad animare il dibattito politico. In città, Forza Italia e le opposizioni al sindaco Lo Russo chiedono che dalla giunta sia estromessa Alleanza Verdi e Sinistra. Il motivo? Le parole del deputato della formazione progressista Marco Grimaldi.
Discostandosi parzialmente dalla “condanna senza incertezze e unanime” espressa dai leader Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Grimaldi – presente nella piazza da cui poi si è staccato il corteo antagonista che ha dato avvio agli scontri – ha sì condannato la minoranza responsabile dei disordini (“La scena dell’agente a terra picchiato ci disgusta”), ma ha anche sottolineato come “senza lo sgombero di Askatasuna quelle immagini non ci sarebbero state”. Parole che, immediatamente, hanno fatto scoppiare il putiferio.
Oltre che su Alleanza Verdi e Sinistra, le parole di Grimaldi sono poi ricadute anche sugli altri partiti della coalizione progressista, in primis il Partito democratico.
A Torino, infatti, le polemiche non potevano che investire il sindaco dem della città, Stefano Lo Russo. Tutta la dirigenza di Forza Italia – che in Piemonte esprime anche il governatore Alberto Cirio – ha chiesto le dimissioni di Jacopo Rosatelli, assessore al welfare, ai diritti e alle pari opportunità della Città di Torino e dei consiglieri comunali Sara Diena ed Emanuele Busconi – tutti in quota Avs - presenti in piazza sabato scorso insieme a Grimaldi.
“Ogni esitazione renderebbe il sindaco politicamente complice del clima di caos che sta travolgendo la città”, è l’ammonimento del forzista Roberto Rosso.
Raggiunto dalla stampa stamattina, Lo Russo ha respinto le polemiche e le richieste di chi vorrebbe Avs esclusa dalla giunta. “Non sono stati ambigui sulle violenze”, ha detto il sindaco, pur sottolineando che quanto accaduto “nuoce a Torino” e che su questo “non possono esserci ambiguità da parte di nessuno”.
Lo Russo ha inoltre annunciato che il Comune si costituirà parte civile “in tutti i procedimenti giudiziari a tutela della comunità e del patrimonio pubblico” e che lui stesso proporrà al Consiglio comunale “di conferire una civica benemerenza sia ad Alessandro Calista, l’agente colpito a martellate, sia al collega che lo ha soccorso”. Un segno di “gratitudine della città”, per rendere omaggio “a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine”.
Diversi esponenti del centrosinistra hanno preso le distanze dalle parole di Grimaldi. “Non esistono giustificazioni, non esistono però”, ha detto il responsabile delle iniziative politiche del Partito democratico, Marco Furfaro.
“Lo squallido e criminale attacco alla polizia di Torino pone un grande problema alla sinistra radicale. Se non si rompe ogni legame con chi giustifica i violenti, non vinceremo mai”, ha scritto invece su X il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. “Non basta condannare il comportamento dei singoli: serve una presa di distanza da certi mondi che strizzano l’occhio ai violenti”.
A difesa di Avs, per tentare di placare le polemiche, è intervenuto invece l’assessore ai Grandi eventi del Comune di Roma, da mesi al lavoro per riunire in un unico contenitore politico i sindaci civici del mondo progressista. “Avs è una forza democratica con una sensibilità diversa dalla mia. Io non sarei andato a quel corteo. Ma non c’entra nulla ed è persino danneggiata dall’aggressione al poliziotto: quelli erano un gruppo di vigliacchi agli antipodi del campo progressista”.
A pesare nel dibattito torinese non sono comunque solo le parole di Grimaldi, ma anche la linea adottata dall’amministrazione comunale guidata da Lo Russo nei confronti di Askatasuna, che ha riconosciuto lo stabile nel gennaio 2024 come “bene comune”, avviando un percorso di cogestione condivisa tra amministrazione e cittadini, previo sgombero degli occupanti.
Per questo, in ore indubbiamente difficili, il sindaco ha cercato di arginare quelle che ritiene strumentalizzazioni. “Non si può ridurre il tema della violenza organizzata e dell’antagonismo all’occupazione di un immobile che è vuoto e murato da più di un mese”, ha spiegato, rivendicando il tentativo della sua amministrazione “di riportare nel perimetro della legalità l’immobile occupato da quasi trent’anni”.
Un “percorso difficile”, ha detto Lo Russo, di fatto ammettendo il fallimento, “ma che andava provato”.