Luigi Mangione non rischia più la pena di morte secondo una recente decisione federale. Il giudice ha escluso la possibilità della condanna capitale ma l’imputato dovrà comunque affrontare altre accuse sia federali sia statali.
Luigi Mangione non rischia la pena di morte se verrà condannato. Lo ha stabilito, il 30 gennaio 2026, un giudice del distretto federale.
Il giudice distrettuale statunitense, Margaret Garnett, ha respinto i capi d'accusa federali che comportavano la possibilità di pena capitale. Nella sua sentenza, Garnett ha stabilito che due delle quattro accuse federali contro l’imputato non rientrano "nella definizione statutaria federale di 'crimine violento' come questione di legge".
La giudice ha chiarito che la decisione riguarda "esclusivamente a escludere la pena di morte come punizione disponibile da sottoporre alla giuria".
Mangione dovrà comunque affrontare i restanti capi d'accusa che potrebbero comportare una pena massima fino all'ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale.
Mangione è stato accusato di aver presumibilmente ucciso Brian Thompson mentre l'amministratore delegato di una compagnia di assicurazioni sanitarie UnitedHealthcare entrava in un hotel di New York City il 4 dicembre 2024. Mangione si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse, sia federali sia statali.
Secondo quanto riportato da CBS News, l’avvocato di Mangione, Karen Agnifilo, ha ringraziato la corte per "questa incredibile decisione".
Il dipartimento di Giustizia americano aveva in precedenza descritto l’omicidio di Thompson come un “assassinio premeditato e a sangue freddo”. La recente sentenza di Garnett rappresenta quindi uno sviluppo significativo nel caso. Il giudice ha dato al governo 30 giorni di tempo per poter fare ricorso contro la sua decisione di escludere la pena di morte.
Luigi Mangione deve ancora rispondere di omicidio di secondo grado e di altre accuse in un procedimento separato nello stato di New York, dove la pena di morte non è ammessa.
Se dovesse essere condannato per i reati più gravi del caso statale, potrebbe ricevere una pena che va dai 25 anni fino all’ergastolo.