Almeno in due occasioni, Roberto Vannacci e Matteo Renzi si sarebbero incontrati, in via estremamente riservata, in un circolo canottieri di Roma.
Il retroscena, rivelato sulle pagine del Corriere da Francesco Verderami, apre a uno scenario molto interessante e, a pensarci, neanche così impensabile se si considerano le innegabili doti tattiche di Renzi e l’antico adagio: "il nemico del mio nemico è il mio amico".
Adottando questa lente di lettura e guardando alle prossime elezioni politiche, per Renzi Vannacci rappresenterebbe oggi l’unico personaggio in grado di drenare consensi a Meloni, sottraendo al bacino elettorale del centrodestra almeno il 3% dei voti.
Uno scenario che, a dire il vero, è stato intuito anche dalla stessa premier, come confermano le recenti interlocuzioni sulla possibilità di alzare, nella prossima legge elettorale, la soglia di ingresso dal 3 al 4%, rendendo più complicato l’ingresso in Parlamento di Vannacci.
Nelle ultime settimane, i segnali di una rottura tra Vannacci e la Lega sono diventati sempre più evidenti, con la registrazione del marchio Futuro nazionale, che potrebbe essere il contenitore politico con cui il generale avvierà, eventualmente, la sua esperienza in solitaria.
L’uscita di Vannacci dalla Lega non è, peraltro, più un tema che riguarda solo Matteo Salvini, come si diceva, ma la tenuta del Governo stesso. I distinguo continui del generale sulle decisioni più delicate assunte dall’esecutivo, specialmente sui temi di politica estera – dal supporto a Kiev al sostegno al piano di riarmo europeo – sono diventati un problema anche per Giorgia Meloni e per i suoi tentativi di equilibrismo in uno scenario internazionale che si complica giorno dopo giorno.
La possibilità che Vannacci fondi un suo partito, per correre da solo, rappresenta poi una minaccia concreta per Meloni e per le sue chance di trionfare sul centrosinistra alle prossime elezioni politiche.
In questo scenario, si starebbe dunque inserendo Matteo Renzi, abile stratega politico. Il ragionamento, riportato da Verderami, sarebbe il seguente: l’attuale centrosinistra non ha la forza di sfidare Meloni: l’unità è ancora lontana, le divisioni permangono e la leadership di Elly Schlein è troppo debole per poter davvero insidiare la premier.
Come creare allora le condizioni per la vittoria elettorale del campo largo? Indebolendo Fratelli d’Italia e il centrodestra, utilizzando il principale nemico che oggi hanno: il generale Vannacci, che in una corsa solitaria e in uscita dalla Lega difficilmente potrebbe entrare nella coalizione di centrodestra, in cui non potrebbe perseguire la sua agenda ultra-sovranista, vicina all’estrema destra, e in cui dovrebbe adattarsi ai compromessi imposti dall’essere parte di un Governo.
Renzi, dal canto suo, ha una partita da giocare all’interno del campo largo, dove la sua presenza è costantemente rifiutata dal Movimento 5 Stelle, memore dell’esperienza della caduta del Conte II (“di Renzi non ci si può fidare”), e anche dall’alleanza Verdi-Sinistra, che non condivide alcun punto di agenda con la Casa riformista del senatore di Firenze.
A Montecitorio, riporta Verderami, lo scenario descritto non è più un’ipotesi, ma quasi una certezza, implicitamente confermata anche da Renzi che, qualche settimana fa, ha avvisato di non sottovalutare Vannacci. Tutto, però, resta in standby: fino all’eventuale uscita dalla Lega di Vannacci, questi ragionamenti rimangono pura teoria.
Per ora, Vannacci sta conducendo contro la Lega una strategia di logoramento: solo nella settimana che si è appena conclusa il generale ha fatto trapelare il simbolo della formazione che potrebbe guidare, ha orchestrato la conferenza stampa di CasaPound alla Camera - evento che ha messo in seria difficoltà il centrodestra - e ha ammesso, infine, di avere altissime ambizioni, ben oltre il 3%.