Siamo, forse, di fronte agli ultimi atti della telenovela che da mesi vede protagonisti Roberto Vannacci e Matteo Salvini: l’europarlamentare ed ex generale sarebbe prossimo all’uscita dalla Lega e alla fondazione di un suo partito. C’è un nome, “Futuro Nazionale”, c’è un logo, c’è un dominio internet già registrato.
Insomma, il generale sembrerebbe pronto al grande passo, dopo settimane di freddezza con il segretario della Lega e una volontà di autonomia divenuta via via sempre più esplicita.
L’uscita di Vannacci dal Carroccio sarebbe, peraltro, caldamente ormai auspicata non solo dallo stesso Salvini, da tempo messo in costante difficoltà dalla linea ostinatamente controcorrente dell’ex generale, ma anche dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Dalla sua elezione a europarlamentare con la Lega, nel giugno 2024, Vannacci non ha infatti perso occasione per mettere in difficoltà il Governo, smarcandosi su dossier altamente sensibili, come l’invio di armi all’Ucraina e il riarmo europeo.
Nonostante i tentativi di Vannacci di minimizzare – «è solo un logo, come quello del ‘Mondo al Contrario’ e di ‘Generazione Decima’» – l’uscita dalla Lega dell’ex generale, recordman di preferenze, non sembra più rinviabile, così come le tensioni interne al Carroccio non sono più sottovalutabili, neanche per Matteo Salvini, che più di tutti ha investito nella figura dell’ex parà, nominato addirittura vicesegretario della Lega lo scorso maggio, nonostante le resistenze dell’ala storica del partito.
Anche perché, oltre ai continui distinguo politici, negli ultimi mesi Vannacci ha portato avanti il suo lavoro sul territorio per consolidare i circoli del “Mondo al Contrario”, un partito nel partito, in palese contrasto con lo statuto del Carroccio.
Un’escalation tollerata dal segretario Salvini, che ha progressivamente indisposto il partito, soprattutto l’ala vicina ai governatori del Nord – Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga – che, nelle apparizioni pubbliche, hanno sempre glissato sui comportamenti del generale.
Ed è proprio da quest’area che, non a caso, è arrivata la richiesta esplicita di espulsione di Vannacci dalla Lega, inoltrata da Zaia a Salvini pochi giorni fa. Una richiesta che, comunque, è arrivata contestualmente a un cambio di passo di Salvini che, per la prima volta, che dal palco della convention “Idee in Movimento” ha lanciato domenica scorsa un avvertimento al generale: “Chi esce dalla Lega finisce nel nulla”.
La necessità di arrivare a un chiarimento definitivo con Vannacci – che altro non sembra poter essere se non una rottura, data l’ambizione di leadership del generale – non riguarda tuttavia solo la Lega, ma l’intera coalizione di Governo.
Da mesi i movimenti di Vannacci sono sotto la lente della premier Meloni, contrariata dalle continue bordate del generale contro le decisioni assunte dall’esecutivo. Solo pochi giorni fa, è bene ricordarlo, si è registrata in Parlamento la prima defezione di due parlamentari vicini a Vannacci in occasione del voto sul pacchetto di aiuti militari a Kiev: la prima volta che un partito di questa maggioranza non ha votato compatto un provvedimento del Governo.
C’è da dire tuttavia che, se Meloni non vedeva di buon occhio Vannacci all’interno della Lega, i problemi non sembrano destinati a risolversi con la sua uscita; resta da chiedersi come la premier possa accogliere la nascita di un partito di estrema destra, al di fuori dello schieramento di Governo, capace di erodere il consenso della maggioranza a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche. “Se Salvini non se ne occupa, saremo costretti a occuparcene noi”, avrebbe detto la premier secondo alcuni retroscena: in questo senso potrebbe essere letta, peraltro, la scelta di ragionare sull'innalzamento della soglia di sbarramento nella prossima legge elettorale.
Che il nuovo possibile partito di Vannacci, Futuro Nazionale, si dovrebbe andare a collocare al di fuori dell’area di Governo è del resto evidente. La vocazione sovranista, vicina all’estrema destra, emerge non solo dalla postura politica tenuta da Vannacci fino a oggi, ma anche dalla scelta del nome del partito e dal simbolo. Chiarissima in questo senso l’analisi di Gabriele Mestri, fondatore del sito isimbolidelladiscordia.it, rilasciata ad AdnKronos.
Il nome Futuro Nazionale “richiama identità e appartenenza”, rivolgendosi a “un potenziale elettorato di destra”. Il simbolo, spiega l’esperto, è altrettanto significativo: “il carattere tipografico scelto richiama quello di varie grafiche, scenografie e monumenti di stile littorio e, volendo, un gusto futurista; font simili sono stati utilizzati, nel corso degli anni, da formazioni e gruppi politici di destra sociale”.
Anche i colori “sono quelli nazionali, vale a dire il tricolore e il blu, corrispondenti a un linguaggio cromatico caro all’elettorato conservatore”. Da non sottovalutare, infine, la presenza della fiamma tricolore, destinata ad alimentare polemiche.