A pensar male, in politica, spesso si indovina. Allora, la notizia è questa: la prima settimana di febbraio, Giovanni Donzelli (per Fratelli d'Italia), Stefano Benigni (per Forza Italia) e Andrea Paganella (per la Lega), i tre parlamentari del centrodestra che stanno portando avanti la trattativa per la nuova legge elettorale, si incontreranno per cominciare a mettere nero su bianco un accordo di massima da sottoporre poi all'opposizione.
Ma quale sarebbe il punto fondante di un nuovo accordo?
Presto detto: una soglia di sbarramento elevata al 4% per i partiti che alle elezioni politiche decidano di correre fuori dalle due principali coalizioni di centrodestra e di centrosinistra.
Per questo qualcuno già l'ha battezzata norma anti-Vannacci.
Perché i maligni sostengono che la nuova legge elettorale che sta preparando il centrodestra sia anti-Vannacci? Il motivo è questo: il Generale, per molti, è a un passo dall'addio alla Lega e dal lanciare un suo partito alla destra del Carroccio.
Il suo rapporto con i salviniani, del resto, non è mai decollato, nemmeno all'indomani delle 500 mila preferenze con le quali nel 2024 fu eletto al parlamento europeo. E nemmeno dopo la decisione di Matteo Salvini di farne il suo vice.
Vannacci assume spesso posizioni contrastanti con la Lega, a cominciare da quella per il sostegno all'Ucraina. In più: non versa le quote al partito, lascia che i suoi team manifestino sotto Montecitorio contro le iniziative del governo. Non ha partecipato all'ultima kermesse leghista che si è basata anche sui diritti civili. E ora un incontro con Salvini potrebbe sancirne lo strappo definitivo con il seguito di sette parlamentari a lui fedeli.
L'indirizzo di alzare l'asticella al 4% per far entrare in parlamento i partiti che corrono da soli, fuori dalle principali coalizioni, quindi, vale come un monito proprio al Generale:
ha del resto avvisato Salvini.
E quindi: l'ultima idea che circola all'interno del centrodestra a proposito di legge elettorale è quella di alzare l'asticella della soglia di sbarramento al 4% per chi corre fuori dalle coalizioni e di mantenerla al 3% per le formazioni che, al contrario, si coalizzano.
Lega e Forza Italia sono d'accordo nel procedere su questo punto.
Chi, però, si è preso un ulteriore periodo di riflessione è Fratelli d'Italia. Questo perché il partito di Giorgia Meloni vorrebbe mantenere buono Carlo Calenda. L'ex ministro, in definitiva, potrebbe rappresentare sempre una stampella su cui contare e quindi i meloniani non gli vogliono imporre una legge elettorale che per l'ex ministro si rivelerebbe impegnativa: i sondaggi danno tutti Azione ben sotto il 4%.
Certo, si potrebbe comunque aprire una trattativa: Calenda candidato sindaco di Roma con il sostegno del centrodestra, ad esempio. Ma le ultime scintille tra l'ex ministro del centrosinistra e la Lega non aiutano.
Probabilmente, se ne saprà qualcosa in più il 14 febbraio, giorno di San Valentino, quando è stata convocata la direzione nazionale di Fratelli d'Italia.