29 Jan, 2026 - 15:21

Referendum Giustizia, perché il Comitato dei 15 festeggia nonostante la bocciatura del Tar del Lazio

Referendum Giustizia, perché il Comitato dei 15 festeggia nonostante la bocciatura del Tar del Lazio

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15, che chiedeva di rinviare la data del referendum sulla Giustizia. Il ricorso del Comitato, schierato per il no alla riforma della separazione delle carriere, è stato ritenuto “infondato” dal tribunale amministrativo. Tutto confermato, dunque: gli italiani saranno chiamati a esprimersi sul merito della riforma Nordio il 22 e 23 marzo prossimi.

Grande soddisfazione per la sentenza definitiva è stata espressa dal ministro della Giustizia, secondo il quale il ricorso rappresentava un tentativo di “espediente dilatatorio” ideato per far guadagnare tempo al fronte del no.

Come ha sottolineato il Tar, la data del 22 e 23 marzo garantisce che la legge di riforma costituzionale “sia sottoposta in tempi certi” al voto popolare, assicurando al contempo la partecipazione di tutti gli schieramenti contrapposti.

Tar Lazio respinge il ricorso del Comitato dei 15

Il Comitato dei 15 aveva fatto ricorso al Tar per impugnare la delibera con cui il Consiglio dei Ministri aveva proposto al Presidente della Repubblica la data — poi indetta dal Capo dello Stato — del 22 e 23 marzo 2026 per il referendum costituzionale sulla giustizia.

Secondo i promotori, l’indizione del referendum prima del termine della raccolta firme comprimeva il loro diritto di presentare la richiesta referendaria all’Ufficio centrale per i referendum.

Secondo il Comitato dei 15, infatti, il completamento di questo iter — raccolta firme e verifica presso l’Ufficio centrale per i referendum — avrebbe consentito loro di assumere il ruolo di “potere dello Stato”, che, secondo la giurisprudenza, spetta al comitato promotore di un quesito referendario. Tale ruolo garantisce la tutela del quesito stesso, la percezione del rimborso previsto dall’art. 1, comma 4, della legge n. 157/1999 e, infine, la presenza sui mezzi di comunicazione.

Per il Comitato è ‘comunque una vittoria’

Nonostante la bocciatura, il Comitato dei 15 che aveva promosso la raccolta firme - raggiungendo l’obiettivo di oltre 500 000 sottoscrizioni - è stata accolta comunque con favore dagli stessi promotori.

A spiegarne le ragioni è stato il promotore del Comitato, Carlo Guglielmi, che in un articolo ha sottolineato come la vittoria “consista nell’aver constatato che le persone hanno capito”.

“Abbiamo presentato ricorso al Tar il 13 gennaio scorso, quando eravamo a circa la metà delle firme”, ha ricordato Guglielmi, sottolineando come, anche dopo l’indizione della data del referendum, i cittadini abbiano continuato a firmare, permettendo di superare la soglia delle 500mila firme con dieci giorni di anticipo rispetto al termine ultimo.

Comitato mantiene status di promotore e diritto al rimborso

Le ragioni di soddisfazione sono poi anche tecniche. Pur respingendo il ricorso del Comitato, ha spiegato Guglielmi, il Tar ha ribadito che “nessun nostro diritto è precluso dall’emanazione del provvedimento di fissazione emesso il 12 gennaio scorso”, riconoscendo così al Comitato dei 15 “lo status di comitato promotore ed il connesso diritto”.

Con la sentenza, pertanto, al Comitato viene riconosciuto il diritto al rimborso — un euro per ogni firma, per un totale di oltre 539 000 euro — e, soprattutto, la disponibilità degli spazi per la propaganda.

Insomma, il Comitato dei 15 esce, secondo il suo portavoce, perfettamente legittimato dal ricorso e, di conseguenza, più forte nei due mesi di campagna elettorale che porteranno al voto del Paese.

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