A cosa serve avviare una raccolta firme per chiedere un referendum che è già stato messo in calendario?
A pensar male si rischia di finire all'Inferno ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti.
Ma per questo Stefano Candiani, parlamentare della Lega, e Isabella Bertolini, membro del Csm e del Comitato per il Sì alla riforma Nordio, oggi, sul Giornale, hanno spiegato che, secondo loro, tutta l'operazione avviata da 15 cittadini e poi presa in mano dal Campo largo servirà ai partiti solo ad avere un sostanzioso rimborso elettorale.
Oggi, sul Giornale, Francesco Boezi ha intitolato il suo pezzo "La furbata di Conte frutta 500 mila euro, ma la consultazione non si svolgerà mai".
Di cosa si tratta? Della raccolta firme per chiedere un referendum sulla riforma della giustizia targata Nordio che è già sottoposta al referendum in calendario i prossimi 22 e 23 marzo.
Ma perché sarebbe una furbata? Boezi riporta questa spiegazione del parlamentare leghista Stefano Candiani:
Del resto, Boezi ha osservato che i conti tornano: 1 euro a firma...
Non ci sarebbe nulla di disinteressato e di meramente politico, quindi, nella raccolta firme che ha unito il Movimento Cinque Stelle, il Pd e Avs per chiedere il referendum sulla riforma Nordio in un tempo più distante rispetto al 22 e al 23 marzo prossimi.
Stando al Giornale, ne è convinta anche Isabella Bertolini, membro del Csm e del Comitato per il sì:
Il riferimento è ai manifesti con lo slogan: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No", per i quali il Comitato "Pannella, Sciascia, Tortora per il sì" ha denunciato "tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato "Giusto dire No" e dei facenti parte dell'Anm che hanno agito in concorso".
L'esposto, all'attenzione della Procura di Roma, chiede conto della presunta violazione dell'articolo 656 del codice penale, per la diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose.