Il Consiglio dei ministri ha stanziato ieri 100 milioni di euro per far fronte alle devastazioni provocate dal ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna, deliberando lo stato di emergenza nazionale per le regioni colpite. L’intervento, come spiegato sui social dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, servirà a coprire i primi interventi urgenti; la somma stanziata sarà ripartita equamente tra le tre regioni.
“Le Regioni, con i loro presidenti nominati commissari straordinari, avranno i mezzi e i poteri appropriati per intervenire in modo efficace e tempestivo”, ha spiegato la premier, rivendicando la capacità del Paese di farsi “comunità” di fronte alle emergenze.
Le prime stime – non ancora definitive – sui danni causati dal passaggio del ciclone nel Sud Italia parlano però chiaro: le perdite complessive potrebbero superare i 2 miliardi di euro. Per questo, il governo è pronto a chiedere un aiuto economico all’Unione europea.
Presenti ieri al tavolo con Palazzo Chigi, i tre presidenti delle Regioni coinvolte hanno portato i risultati delle prime ricognizioni tecniche: 1,5 miliardi di euro di perdite per la Sicilia, 300 milioni per la Calabria e 200 per la Sardegna.
“Non appena arriverà un quadro dettagliato dei danni potremo procedere a un ulteriore stanziamento che servirà alla ricostruzione”, ha rassicurato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, spiegando che i successivi finanziamenti verranno erogati tramite un provvedimento ministeriale, dal momento che “sul tema della ricostruzione interverranno più ministeri”.
Il Governo, inoltre, si prepara a chiedere un sostegno straordinario all’Unione europea, ritenuto fondamentale alla luce dell’entità dei danni da affrontare. Tra i ministri già impegnati sul dossier c’è anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che al Consiglio Agrifish chiederà fondi straordinari per sostenere i settori della pesca e dell’agricoltura.
Gli interventi di ricostruzione in Sicilia, Calabria e Sardegna, devastate dal passaggio del ciclone Harry con danni al momento stimati per un valore superiore ai due miliardi di euro, dovranno essere affrontati in una logica strutturale. A spiegarlo il ministro Musumeci: “Non possiamo più immaginare che un treno e un sedime ferroviario possano essere collocati a cinque metri dal mare”, sottolineando la necessità di aprire un “nuovo grande capitolo” sulla cultura del rischio e sul tema dell’abusivismo.
“Con questa mareggiata abbiamo imparato che tante cose fatte nel passato con leggerezza, con superficialità, non possono più essere tollerate né da questo governo né, mi auguro, da quelli che nel tempo arriveranno dopo”, ha poi aggiunto il ministro, annunciando che nei prossimi giorni aprirà anche un confronto con l’Ania, l’associazione delle compagnie di assicurazione.
Parole di apprezzamento per l’intervento del Governo sono state espresse da tutti e tre i presidenti di Regione colpiti dall’emergenza. “Abbiamo visto un percorso avviato che condividiamo”, ha detto la presidente della Sardegna Alessandra Todde. “Il governo è naturalmente sul pezzo”, il commento del presidente della Sicilia Renato Schifani. “Aspettiamo una ricognizione dei danni per poter avere poi le risorse effettivamente necessarie”, le parole del governatore calabrese Roberto Occhiuto.
Di diverso avviso, invece, le opposizioni parlamentari. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein – oggi in visita tra Niscemi, colpita dalla frana, e la zona ionica dell’isola – ha dichiarato che i 100 milioni stanziati dal Governo non sono sufficienti. Solo pochi giorni fa, Schlein aveva inoltre proposto l'uso dell'annualità per il Ponte sullo Stretto per fare fronte all'emergenza.
Il deputato siciliano ed ex ministro per il Sud Beppe Provenzano, ha parlato invece di una risposta non all’altezza della situazione: “Nella sola Sicilia i danni stimati sono di oltre un miliardo, a cui va aggiunto il dramma della frana di Niscemi. Evidentemente la presidente Meloni sta sottovalutando una situazione gravissima”.
Critico anche il Movimento 5 Stelle: secondo il capogruppo all’Ars, Antonio De Luca, secondo il quale la somma stanziata “è un’elemosina o poco più”.
Le polemiche di queste ore non hanno però riguardato solo lo stanziamento dei fondi, ma anche la copertura mediatica dell’evento e la percepita distrazione della politica nazionale nei giorni più critici del passaggio del ciclone. Le critiche hanno investito Giorgia Meloni, che non si è recata sul luogo dell’emergenza in nessuna delle tre regioni colpite, così come i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, anche se quest’ultimo ha annunciato una visita per il prossimo weekend.
In Sicilia, invece, si è recato nei giorni scorsi il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in quell’occasione ha invocato una maggiore attenzione dei media, giudicata insufficiente durante i giorni dell’impatto del ciclone.