Il ciclone Harry concede una breve pausa a Sicilia, Calabria e Sardegna e le istituzioni avviano la prima ricognizione dei danni. Le prime stime parlano di centinaia di milioni di euro per ognuna delle regioni coinvolte. Nel frattempo, Schifani, Occhiuto e Todde – governatori di Sicilia, Calabria e Sardegna – si appellano al Governo affinché lo stato di emergenza sia attivato il prima possibile.
Per giorni, le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna sono state colpite da un fenomeno raro e anomalo, con raffiche di vento superiori ai 100 km/h, mareggiate, onde alte oltre 10 metri e piogge intense. In Calabria, ha spiegato il capo della protezione civile Fabio Ciciliano, si è abbattuto in due giorni il quantitativo di piogge che normalmente cade in otto mesi.
Nonostante la gravità della situazione, non si sono fortunatamente registrate vittime, segno del buon funzionamento della macchina della prevenzione, come sottolineano i governatori, rimarcando però la necessità che si individuino immediatamente i fondi per i ristori dei territori devastati.
Una richiesta, questa, cui si unisce anche il Partito Democratico, con la segretaria Elly Schlein, che ha chiesto aiuti urgenti rivolgendosi direttamente a Salvini affinché destini le somme dell’annualità del Ponte sullo Stretto al ripristino immediato delle infrastrutture.
“La drammaticità della situazione è evidente a tutti e richiede azioni immediate da parte del governo e dei ministri competenti”, ha detto Schlein, sottolineando la necessità di aiuti mirati e veloci, “oltre che per i danni immediati”, per non compromettere “la prossima stagione”.
Una richiesta che Schlein indirizza al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, con un suggerimento molto chiaro: “Potrebbe, ad esempio, iniziare a destinare le somme dell’annualità del Ponte sullo Stretto per il ripristino immediato delle infrastrutture, così come abbiamo già chiesto con un emendamento al Milleproroghe”.
Che il Partito Democratico sia contrario al finanziamento dell’opera, d’altronde, non è un segreto. Che il tema venga utilizzato per sostenere la necessaria e urgente richiesta di finanziamenti per riparare ai danni del ciclone, però, stupisce e non poco.
La proposta di dirottare i fondi del Ponte sui danni in Sardegna, Calabria e Sicilia non si esaurisce comunque nel passaggio sul Ponte, con la richiesta dei dem di “differire al 2027 tutte le scadenze contributive per sostenere le famiglie e le imprese colpite”.
Le regioni, intanto, hanno iniziato a muoversi. In Sicilia, il governatore Schifani ha deliberato lo stato di calamità regionale – in attesa del riconoscimento dello Stato di emergenza da parte del governo centrale – stanziando immediatamente 70 milioni di euro, di cui “50 immediatamente operativi e altri 20 tramite i Fondi globali”, che saranno attivati con una specifica norma all’Assemblea regionale Siciliana.
Rassicurazioni sul pronto intervento da parte del governo centrale sono comunque arrivate da Roma a tutti e tre i governatori coinvolti nell’emergenza. “Ieri ho avuto la possibilità di parlare sia con il ministro Salvini che con il vicepremier Tajani, e entrambi mi hanno assicurato che il Consiglio dei Ministri sarà immediato per discutere dello stato di emergenza nazionale”, ha detto la presidente della Sardegna, Todde.
“Il governo regionale è in costante contatto con il governo nazionale. Proprio questa mattina ho ricevuto una chiamata dal ministro Matteo Salvini, che con il Mit sta seguendo l’evolversi della situazione”, le parole del governatore calabrese Occhiuto.
Parole di attenzione, infine, sono arrivate anche dalla ministra per le Riforme Costituzionali, Elisabetta Casellati, che ha assicurato attenzione anche alla Basilicata, regione colpita da forti precipitazioni in queste ore, con danni ingenti a stabilimenti e attività economiche.