26 Jan, 2026 - 16:50

L'incredibile post del segretario dell'Anm (poi cancellato) che collegava il morto di Minneapolis alla riforma Nordio

L'incredibile post del segretario dell'Anm (poi cancellato) che collegava il morto di Minneapolis alla riforma Nordio

Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), è finito al centro di una bufera politica e istituzionale per un post sui social in cui ha accostato l’uccisione di un uomo a Minneapolis da parte dell’Ice alla riforma della giustizia Nordio e al referendum costituzionale che si celebrerà i prossimi 22 e 23 marzo.

Il caso si innesta in una campagna già tesissima sul voto di marzo, con il fronte del Sì che accusa l’Anm di fare propaganda e disinformazione e il fronte del No che rivendica il diritto di denunciare i rischi per l’indipendenza della magistratura.

Cosa ha scritto il segretario dell’Anm e perché ha chiesto scusa

Nel post, pubblicato su Facebook e rimasto online solo pochi minuti, Maruotti commentava l’omicidio dell’americano Alex Pretti a Minneapolis durante un’operazione degli agenti federali Ice, inserendolo in una riflessione sulla “tenuta dello Stato di diritto” e sul modello di giustizia accusatoria pura adottato negli Stati Uniti.

Il segretario del sindacato dei magistrati metteva in relazione quell’episodio con il referendum italiano sulla riforma Nordio, sostenendo che il caso di Minneapolis mostrerebbe come il sistema accusatorio non sia di per sé una garanzia contro abusi e violazioni dei diritti umani.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha reagito con una durissima nota, definendo il messaggio “vergognoso” e “disgustoso” e accusando Maruotti di aver “associato l’immagine di un tragico evento a Minneapolis alle ragioni e agli obiettivi della nostra riforma”.

Per questo, il ministro ha invitato i magistrati a “cestinare” quel post “nella pattumiera della vergogna”.

Quando Maruotti ha chiesto scusa e cancellato il post, Nordio ha bollato l'atto come “una retromarcia tardiva e grottesca”.

Il componente del governo Meloni ha giudicato le successive spiegazioni come “inaccettabili” arrivando a parlare di “intelletto inadeguato alla importanza della carica” o di “debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”.

Pressato dalle critiche, Maruotti ha rimosso il post e ha diffuso un chiarimento, sostenendo di non aver voluto “mettere sullo stesso piano” la vicenda statunitense e la riforma italiana e spiegando che il suo intento era soltanto segnalare come “in tutto il mondo” e non solo in Italia esistano rischi per i diritti fondamentali, anche in sistemi accusatori evoluti.

Il segretario Anm, in ogni caso, ha chiesto scusa “a chi vi ha letto un accostamento improprio”, ribadendo però la legittimità delle critiche al progetto Nordio.

Le polemiche sul referendum sulla giustizia di Nordio

L’episodio si inserisce in una campagna referendaria già segnata da scontri frontali tra il fronte del Sì e quello del No sulla riforma costituzionale che riscrive l’ordinamento giudiziario.

L’Anm, che ha stanziato ingenti risorse per il Comitato per il No e ha firmato manifesti in cui avverte che, con la riforma, “la politica controllerà i magistrati”, è accusata dai sostenitori del Sì di condurre una “gravissima campagna di disinformazione” tale da inquinare i pozzi e rendere impossibile un dibattito pubblico sereno.

I comitati favorevoli alla riforma, vicini al centrodestra e al Partito Radicale, hanno presentato esposti in procura chiedendo il sequestro dei manifesti dell’Anm, ritenuti falsi e allarmistici rispetto ai reali contenuti del testo costituzionale.

Il fronte del No replica che la riforma, dietro la retorica sulla “parità delle parti” e sulla fine delle correnti, celerebbe in realtà il disegno di sottoporre la magistratura a un controllo politico più stringente, citando dichiarazioni della stessa premier Giorgia Meloni e di Nordio come “prova” degli obiettivi di fondo del provvedimento.

Nel clima avvelenato di questa contrapposizione, il caso Maruotti diventa allora benzina sul fuoco: per il governo e i sostenitori del Sì dimostra la “deriva politica” dell’Anm.

Per una parte della magistratura associata e del fronte del No è invece il segno di quanto sia ormai impossibile discutere della riforma senza essere messi sul banco degli imputati.

A poche settimane dal voto, il rischio è che il merito della riforma venga oscurato da uno scontro simbolico e identitario, giocato sulla delegittimazione reciproca tra politica e toghe.

 

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