L’Unione Europea ha deciso di mettere fine alle importazioni di gas russo, segnando un passo decisivo verso l’indipendenza energetica del blocco. La misura prevede un’approccio graduale e si applicherà sia al gas naturale liquefatto sia a quello trasportato tramite gasdotto. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi, tutelando al contempo la stabilità dei mercati energetici e contenendo possibili rincari dei prezzi. Tuttavia, la decisione non trova consenso unanime.
I paesi dell’Unione Europea hanno approvato, il 26 gennaio 2026, il divieto totale delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) e del gasdotto russo.
La misura entrerà in vigore gradualmente. "Il divieto entrerà in vigore sei settimane dopo l'entrata in vigore del regolamento", è stato chiarito in un comunicato del Consiglio europeo. I contratti esistenti, invece, potranno usufruire di un periodo di transizione. Il divieto totale per le importazioni di GNL è previsto dall’inizio del 2027, mentre per quelle del gas da gasdotto entro il 30 settembre dello stesso anno.
L’obiettivo dell’UE è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi. Con un approccio graduale, Bruxelles mira a limitare al contempo l’impatto sui prezzi e sulla sicurezza dei mercati. L’approccio mira, inoltre, a garantire stabilità energetica e prevedibilità per i mercati europei durante il periodo di transizione.
Prima di autorizzare nuove importazioni di gas, gli stati membri del blocco verificheranno il paese di origine, assicurando la provenienza.
Negli ultimi anni, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, le importazioni di gas e petrolio russo da parte dei paesi dell'UE sono diminuite drasticamente.
"Le importazioni di gas e petrolio dalla Russia verso l'UE sono entrambe diminuite significativamente negli ultimi anni. Tuttavia, mentre le importazioni di petrolio sono scese al di sotto del 3 per cento nel 2025 a causa dell'attuale regime sanzionatorio, il gas russo rappresenterà ancora circa il 13 per cento delle importazioni dell'UE nel 2025, per un valore di oltre 15 miliardi di euro all'anno", si legge nel comunicato del Consiglio UE.
A dicembre 2025, i legislatori europei hanno concordato di porre fine a tutte le importazioni di gas russo entro la fine del 2027. Oltre a questo passo, Bruxelles intende gradualmente ridurre la dipendenza dal gas russo.
Non tutti gli stati membri condividono il nuovo piano. L’Ungheria e la Slovacchia non hanno sostenuto la misura. Budapest e Bratislava, che dipendono fortemente dai combustibili fossili russi, hanno annunciato che impugneranno la misura. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarta, ha dichiarato in un post su X che il suo paese farà causa non appena la misura entrerà ufficialmente in vigore.
Hungary will take legal action before the Court of Justice of the EU as soon as the decision on REPowerEU is officially published. We will use every legal means to have it annulled.
— Péter Szijjártó (@FM_Szijjarto) January 26, 2026
The REPowerEU plan is based on a legal trick, presenting a sanctions measure as a trade policy…
"Ci rivolgeremo alla Corte di giustizia dell'Unione europea e inizieremo un'azione per la cancellazione del regolamento UE RePower sul divieto di importazione di energie russe", ha affermato il ministro degli Esteri slovacco, Juraj Blanar.
Questa posizione mette in luce le tensioni interne all’UE tra l’obiettivo di autonomia energetica e le dipendenze nazionali.