Vittorio Feltri non la cita mai esplicitamente, ma quando gli viene chiesto un parere sulla scarcerazione di Moretti, il proprietario del locale di Crans Montana nel quale a Capodanno hanno trovato la morte 40 ragazzi, si schiera apertamente contro Giorgia Meloni.
La premier e il governo hanno esternato tutta la loro indignazione per la liberazione dell'uomo, invadendo, nelle vesti di politici, un campo che è della magistratura, in aggiunta, di un Paese straniero.
Questo, poi, in piena campagna referendaria per la riforma della giustizia, quando l'esecutivo è già sott'accusa di voler sottomettere le toghe al proprio potere.
Una contraddizione che Feltri coglie, anche senza dirlo, ma difendendo lo stato di diritto che prevede una netta separazione tra i tre principali poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario.
Non ci si può, quindi, abbandonare all'ira, non si può sostituire la giustizia con la rabbia.
Cosa ha scritto nello specifico Vittorio Feltri prendendo posizione sulla scarcerazione di Moretti commentata come uno scandalo dal governo Meloni?
Feltri non cita l'atteggiamento assunto da Giorgia Meloni (con tanto di post su Facebook) e del suo governo che addirittura ha deciso di richiamare l'ambasciatore evidenziando una crisi diplomatica con la Svizzera all'indomani della decisione della magistratura elvetica di scarcerare Moretti dietro cauzione. Ma è una sorta di convitato di pietra nel ragionamento del direttore:
Nel suo intervento, Vittorio Feltri spiega che è contro il sistema delle scarcerazioni su cauzione perché rischia di rendere la legge non più uguale per tutti.
Il direttore, per questo, si rallegra che questa regola non valga in Italia perché a quel punto la libertà sarebbe più garantita per chi ha un conto in banca bello sostanzioso.
Ma tant'è: sul caso Crans Montana, a giudicare sarà la magistratura svizzera con le sue procedure. E il direttore conviene su questo:
La conclusione che ne trae Feltri, quindi, è questa:
A Giorgia Meloni fischieranno le orecchie.