Ormai è una sfida aperta quella tra il Giornale di Tommaso Cerno e gli estremisti islamici che predicano in Italia. Da tempo il quotidiano sta indagando sui rapporti tra Islam e politica.
Ieri, con Giulia Sorrentino, la giornalista che più di ogni altro sta indagando questo fenomeno, ha fatto scattare l'allarme attorno al predicatore di Torino Baya e al fondatore del sito "La Luce" Piccardo: nel corso di una delle loro ultime dirette, avrebbero fatto esplicitamente cenno alla costituzione anche in Italia di un partito dei musulmani.
Il che sarebbe anche accettabile in una democrazia rappresentativa come la nostra, ma a patto che l'Islam, una volta per tutte, separasse la sfera politica da quella religiosa.
In altre parole: Cerno e Sorrentino si chiedono se i principi che predicano gli islamisti più radicali siano compatibili con la nostra democrazia. E la risposta che si danno è no.
L'ultima puntata dell'inchiesta condotta dal Giornale sui rapporti tra islam radicale e politica ha messo nel mirino due persone in particolare: il predicatore di Torino Baya e il fondatore del sito "La Luce" Piccardo.
Questi ultimi, però, non l'hanno presa affatto bene se hanno risposto a suon di fatwe e minacce. Ieri, lo svelava l'editoriale di Tommaso Cerno che, a sua volta, proponeva un "patto":
Insomma, Cerno difende a spada tratta il lavoro suo e di Giulia Sorrentino. E non vuole arretrare di un centimetro nemmeno dopo che in un video di Piccardo e Baya sono stati citati insieme all'editore del Giornale, Antonio Angelucci
L'auspicio del direttore, quindi, è stato questo: