È proprio uno smacco quello che ha subito il professor Alessandro Barbero: Meta, la società che edita Facebook, ha deciso di censurare il suo video sul referendum sulla giustizia in quanto veicola informazioni false.
E insomma: nonostante il Fatto Quotidiano cerchi di girare la frittata titolando che il video è stato fermato perché "troppo virale", le cose stanno così: secondo la divisione fact checking della piattaforma, le informazioni date dallo storico sarebbero "fuorvianti" e "false"
La censura decisa da Meta nei confronti del professor Barbero rappresenta l'ennesimo passo falso dei testimonial del no per il referendum sulla magistratura che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo.
Prima di Barbero, a far discutere, è stato il Procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri che prima, nel tentativo di portare acqua al suo mulino, ha citato in diretta tv un'intervista fake a Giovanni Falcone; poi, quando è spuntato un video del 2021 che lo vede a favore del sorteggio al Csm, ha minacciato tutti di querela se lo avessero ripubblicato.
Come dire: gli amici su cui contare, per chi ha a cuore il no alla riforma Nordio, sono pochi.
Ma uno di questi è senz'altro il Fatto Quotidiano, non perché anche Travaglio non abbia cambiato idea sul sorteggio, ma perchè oggi il giornale di Travaglio si erge ad avvocato difensore di Barbero:
E dire che questa fase della campagna referendaria, nel mirino sono finiti anche i manifesti del comitato per il No in cui si fa esplicito riferimento a un ipotetico controllo del governo sui magistrati.
Ma il Fatto Quotidiano, nelle vesti di difensore d'ufficio di Alessandro Barbero, cosa ha scritto in suo favore?
Che il suo è stato "un ragionamento complesso, di contesto ma di pubblico dominio che, però, Meta e i suoi fact checker sembrano non vedere, al punto di non menzionarlo come invece fa "Pagella Politica" riconoscendo che "perché il rischio descritto da Barbero si concretizzi dovrebbero verificarsi insieme più condizioni"...
Insomma: anche per "Pagella Politica", per dare ragione a Barbero, bisognerebbe che in Italia tornasse il fascismo, o giù di lì:
Ma tant'è: sempre per il Fatto Quotidiano, "per avere il privilegio di rimanere pienamente visibile sulla piattaforma, Barbero avrebbe dovuto spiegare pedissequamente la riforma punto per punto in una video-lezione che avrebbe richiesto almeno un'ora..."
Naturalmente, non è così: al professore sarebbe bastato non articolare un ragionamento su cose che la riforma Nordio non prevede, in primis l'assoggettamento della magistratura alla politica.
Ma il Fatto Quotidiano si chiede perché proprio il video di Barbero abbia subito la censura. E la risposta che si è dato è questa:
Open, la testata partner di Meta, per questo l'ha passato al setaccio. Ma Meta tiene a chiaire che "collaboriamo con organizzazioni di terze parti che esaminano e classificano la disinformazione virale. E i partner sono certificati da organizzazioni indipendenti"