A marzo 2026 gli italiani torneranno alle urne per un appuntamento cruciale: il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
Previsto un unico quesito che chiede di approvare o respingere la legge costituzionale "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025.
Tra le modiche più controverse la sulla separazione delle carriere dei magistrati e il sorteggio dei giudici dei CSM.
Si tratta di una consultazione che tocca uno dei pilastri dello Stato di diritto, ovvero l’organizzazione della magistratura e il suo ruolo nell’equilibrio tra i poteri.
Il voto popolare sarà decisivo per confermare o respingere una revisione costituzionale già approvata dal Parlamento, ma non con la maggioranza qualificata richiesta per evitare la consultazione referendaria.
Il tema è complesso sta dividendo la politica tra sostenitori del sì e del no ed al centro di un durissimo scontro tra governo e magistratura. Ecco una guida essenziale per capire perché si vota, su cosa verte il referendum e come partecipare.
Questo tipo di consultazione è obbligatorio quando una legge di revisione costituzionale viene approvata dal Parlamento senza il voto favorevole dei due terzi dei componenti di Camera e Senato.
In questi casi, la Carta costituzionale affida la decisione finale agli elettori, che possono confermare o bocciare il testo approvato.
A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum: il risultato è valido indipendentemente dall’affluenza. Ciò significa che ogni voto espresso ha un peso diretto e immediato sull’esito finale.
La riforma della giustizia è stata approvata a giugno 2025, ma non ha raggiunto la soglia dei due terzi. Il passaggio referendario rappresenta quindi l’ultimo step dell’iter costituzionale.
Se vincerà il SÌ, la riforma entrerà in vigore; se prevarrà il NO, il progetto sarà definitivamente archiviato.
Il quesito referendario riguarda la legge costituzionale intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, tema centrale del dibattito politico e giuridico da molti anni.
Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e possono, nel corso della carriera, passare da una funzione all’altra.
La riforma introduce invece due percorsi distinti fin dall’ingresso in magistratura, rendendo la separazione strutturale e permanente. Secondo i sostenitori, questa scelta rafforzerebbe l’imparzialità del giudice e renderebbe più chiara la distinzione tra chi accusa e chi giudica.
La riforma interviene inoltre su diversi articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giudiziario, ridefinendo competenze e garanzie.
Un altro punto chiave è l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma, incaricata di valutare e sanzionare eventuali illeciti disciplinari dei magistrati, con l’obiettivo di aumentare trasparenza e specializzazione.
Tra i punti più controversi, infine, il cosiddetto sorteggio dei magistrati che andranno a comporre i due Consiglio Superiori della Magistratura (sdoppiamento conseguenza della separazione delle carriere).
Le critiche si concentrano sul possibile indebolimento dell’autonomia della magistratura e sul rischio di una maggiore influenza dell’esecutivo, in particolare sul pubblico ministero.
Il referendum si svolgerà sabato 22 e domenica 23 marzo 2026. Gli elettori potranno recarsi al proprio seggio muniti di documento di identità valido e tessera elettorale.
La scheda riporterà il quesito referendario e consentirà di scegliere tra SÌ e NO. Il voto coinvolge l'intero complesso di modifiche, poiché il quesito è unitario e non consente di esprimere preferenze sui singoli provvedimenti di modifica.
I cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire voteranno per corrispondenza, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo. È comunque possibile optare per il voto in Italia, comunicandolo nei tempi previsti ai consolati competenti. L’assenza di quorum rende la partecipazione individuale ancora più determinante per l’esito della consultazione.