Ci sarebbe uno scambio di una consonante dietro la bagarre esplosa questa mattina alla Camera dei Deputati dove sono volate parole pesanti tra maggioranza e opposizione.
Chiara Appendino (M5S) definisce 'cronista' la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ma dai banchi della maggioranza si capisce 'tronista' e il deputato di Fratelli d'Italia, Paolo Trancassini, reagisce chiedendo alla vicepresidente Ascani di stigmatizzare le parole della 'pregiudicata' Appendino, facendo esplodere la protesta delle opposizioni.
Al centro della polemica una parola pronunciata – o fraintesa – durante un precedente intervento dell'ex sindaca di Torino.
Un semplice scambio di consonante che, tuttavia, ha acceso a tal punto gli animi, da costringere la presidente di turno ad intervenire più volte per riportare la calma.
Ecco cosa è successo durante la seduta odierna - giovedì 22 gennaio 2026 - alla Camera dei Deputati tra Appendino e Trancassini.
L'ex sindaca di Torino, come i suoi colleghi di opposizione prima di lei, stava stigmatizzando il rifiuto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di accogliere la richiesta di aggiornare il Parlamento sulla posizione del governo rispetto ai dossier Groenlandia e Gaza prima del vertice del Consiglio Europeo in programma stasera.
Appendino ha definito per due volte 'cronista' la premier, riferendosi al suo intervento alla trasmissione televisiva di Rai Uno, "Porta a Porta" andata in onda ieri sera.
Ha dichiarato Appendino. La parola 'cronista' tuttavia si è trasformata nella miccia dello scontro successivo con l'opposizione.
L’espressione utilizza dalla deputata pentastellata è stata interpretata da alcuni esponenti della maggioranza come “tronista”, termine che ha immediatamente suscitato indignazione e proteste dai banchi di Fratelli d’Italia.
Proprio questa presunta offesa ha dato il via alla reazione di Paolo Trancassini, che ha chiesto un intervento formale dell’Aula per censurare le parole di Appendino che ha definito ''pregiudicata''.
Appendino non è intervenuta direttamente nella fase più accesa dello scontro, ma il suo nome è diventato il fulcro di una disputa politica che ha rapidamente coinvolto l’intero emiciclo.
Dal Movimento 5 Stelle, Carmela Auriemma ha chiesto sanzioni disciplinari:
A rendere ancora più esplosiva la situazione è stato l’intervento di Marco Grimaldi di Avs, che ha risposto alle urla provenienti dai banchi della maggioranza:
Nel tentativo di riportare il confronto su binari istituzionali, Grimaldi ha poi chiarito:
Alla base di tutto, resta un equivoco linguistico che ha trasformato una parola in una miccia politica pronta a esplodere.