Claudio Carlomagno ha confessato. Dopo giorni di depistaggi e di silenzio, l'uomo, 41 anni, accusato di aver ucciso la moglie Federica Torzullo e di averne occultato il corpo seppellendolo sotto due metri di terriccio in un canneto retrostante la sua azienda di movimento terra e scavi in via Comunale San Francesco, ad Anguillara Sabazia, ha ammesso le sue responsabilità.
La sua versione non ha però convinto i magistrati fino in fondo. Restano numerose, secondo chi indaga, le zone d'ombra, le incongruenze da chiarire. Il gip ha intanto convalidato il fermo, disponendo la custodia cautelare in carcere: pur non riconoscendo il pericolo di fuga evidenziato dal procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori, ritiene concreto il rischio di inquinamento delle prove.
Carlomagno, difeso dall'avvocato Andrea Miroli, ha scelto di parlare durante l'interrogatorio di convalida del fermo, durato diverse ore. Secondo la sua versione, l'omicidio della moglie si sarebbe consumato la mattina del 9 gennaio al termine di una lite.
Il diverbio, ha raccontato, sarebbe iniziato intorno alle 6:15, mentre Federica Torzullo si trovava in bagno; proprio lì, poco dopo, sarebbe cominciata la colluttazione, che a detta dell'uomo si è protratta per circa 45 minuti.
Ventitre, in totale, secondo l'autopsia eseguita a Roma, le coltellate inflitte alla 41enne, che ha provato invano a difendersi, come dimostrano le ferite alle mani. L'arma utilizzata da Carlomagno, un coltello da cucina, non è stata ancora ritrovata.
L'uomo ha però ammesso di essersene disfatto in un corso d'acqua nella zona di Osteria Nuova. Come ha ammesso di aver distrutto il telefono della moglie, dopo averlo utilizzato per inviare alcuni messaggi ai familiari, e di aver bruciato altri effetti personali della donna.
Dopo il delitto, ha detto, avrebbe provato a togliersi la vita. Successivamente, avrebbe trasportato il corpo di Federica nel terreno retrostante la sua azienda, scavando una fossa e seppellendolo. I segni di ustione rinvenuti fanno pensare che abbia provato anche a dargli fuoco.
Il punto più controverso della confessione riguarda il presunto movente. Carlomagno ha sostenuto di aver agito per paura di perdere l'affidamento del figlio visto che lui e la moglie stavano per separarsi. Una spiegazione che, per gli inquirenti, potrebbe essere finalizzata a escludere la premeditazione (non ancora contestata) e a ricondurre l'omicidio a un gesto d'impeto.
La sua ricostruzione, in sostanza, non convince. Nell'ordinanza del gip, si sottolinea come le sue dichiarazioni siano "generiche" e non chiariscano passaggi cruciali, a partire dalle tempistiche. Restano dubbi inoltre su come Carlomagno abbia potuto ripulire l'abitazione dalle tracce di sangue (individuate dai carabinieri del Ris intervenuti solo grazie al test del luminol).
La ricostruzione della vicenda nella puntata della trasmissione Rai "Ore 14" del 21 gennaio.
Il padre di Claudio, Pasquale Carlomagno, sarebbe stato ripreso da alcune telecamere adiacenti alla villetta di via Costantino 9 a bordo di un furgone tra le 7:08 e le 7:17 del 9 gennaio, poco dopo l'orario indicato per l'omicidio.
Sarebbe poi stata notata, intorno alle 14:17, quando l'uomo è tornato a casa, la presenza di "una persona non identificata". Il sospetto è che il 41enne possa essere stato aiutato, consapevolmente o no, da qualcuno. Le indagini vanno avanti. Nel frattempo, i familiari di Federica respingono con decisione il movente da lui proposto.
Secondo loro, la donna non avrebbe mai avuto intenzione di togliere il figlio al padre, a maggior ragione perché lo considerava un buon genitore. Lo scorso dicembre, spiegano, la coppia si era rivolta a un avvocato per avviare una separazione consensuale.