Alla fine sul decreto Ucraina è passata la linea della Lega, o meglio quella fronda leghista più intransigente che non vuole sentire parlare di aiuti militari a Kiev.
Oggi la commissione Esteri della Camera ha approvato un emendamento presentato da alcuni esponenti della maggioranza che prevedeva l’eliminazione della parola ‘militari’ dal titolo e dalla rubrica del provvedimento.
Una scelta che, secondo le forze di opposizione, non è solo simbolica ma rappresenta un arretramento politico – che sconfessa la linea del governo rappresentata in Parlamento dal ministro della Difesa, Guido Crosetto – ma anche un segnale ambiguo sul sostegno italiano all’Ucraina nel conflitto con la Russia.
Le reazioni delle opposizioni sono state durissime e trasversali, da Azione a +Europa, da Avs al Partito democratico, che parlano apertamente di ipocrisia, propaganda e mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento e dei cittadini.
Ecco cosa è accaduto nel dettaglio.
A scatenare l’ennesima polemica politica intorno al Dl Ucraina, con cui il governo italiano si impegna a rinnovare per il 2026 gli aiuti militari e civili al governo di Kiev, è stata l’approvazione in Commissione Esteri dell’emendamento presentato da esponenti della maggioranza – Zoffili, Ciaburro, Saccano Jotti e Carfagna – che elimina la parola “militari” dal titolo del decreto Ucraina.
Una modifica che riguarda solo il titolo e la rubrica ma lascia invariato il contenuto del provvedimento che di fatto continua a prevedere anche il sostegno militare all’Ucraina.
Per l’opposizione l’esito finale del voto in commissione è una ‘resa incondizionata’ alla linea della Lega: una modifica puramente lessicale ma politicamente significativa, pensata per soddisfare la linea della Lega e l’area più scettica sull’invio di armi, rappresentata simbolicamente dal generale Roberto Vannacci.
Per l’ex ministra Elena Bonetti, presidente di Azione, è passata “la linea Vannacci”:
Accuse al governo arrivano anche Benedetto Della Vedova (+Europa):
Utilizza toni più duri Nicola Fratoianni, leader di Avs, che parla apertamente di una mistificazione:
E aggiunge:
Anche il Pd si aggiunge al coro di critiche con Lia Quartapelle:
E Filippo Sensi: