Una “petulante litania”. E’ stata questa espressione indirizzata ai banchi della maggioranza a far scattare la protesta nell’Aula di Montecitorio nei confronti del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Mercoledì 21 gennaio, alla Camera è in corso l’informativa del Guardasigilli sull’andamento dell’amministrazione della giustizia in Italia. Sullo sfondo le tensioni e le polemiche legate al referendum sulla Riforma della Giustizia.
Non è un caso, infatti, che la contestazione dell’opposizione sia esplosa quando il ministro ha toccato il tema usando parole evidentemente interpretate come una provocazione dall’opposizione che ha protestato in maniera veemente, con il presidente di turno della Camera Fabio Rampelli costretto a richiamare i deputati.
''Vogliamo limitare il diritto di parola e pensiero al governo? Non esageriamo''.
Ecco cosa è accaduto oggi alla Camera durante le comunicazioni del Guardasigilli.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato contestato durante le comunicazioni alla Camera dei Deputati.
A far scattare la protesta tra i banchi dell’opposizione un’espressione utilizzata dal Guardasigilli per indicare le argomentazioni dei sostenitori del no al referendum sulla riforma della giustizia.
La contestazione è esplosa nel momento in cui Nordio ha affrontato uno dei nodi più delicati del dibattito pubblico: l’accusa, rivolta da più parti al governo, di voler sottoporre i pubblici ministeri al controllo dell’esecutivo attraverso la riforma della giustizia.
Un’ipotesi che il ministro ha respinto con fermezza, definendola appunto “una petulante litania, davanti alla quale non c’è possibilità di replica”.
Ha dichiarato Nordio che poi ha continuato:
L’espressione ha immediatamente provocato la reazione dell’opposizione.
A riportare la calma è stato il presidente Rampelli, che ha difeso il diritto del governo a esprimere le proprie posizioni:
Nordio ha quindi ribadito la propria linea, richiamando direttamente la Carta costituzionale:
Ma non è stato l’unico passaggio del discorso del ministro a suscitare polemiche. A far discutere è stata anche una riflessione sul codice penale italiano.
Nordio ha ricordato come il codice tuttora in vigore, firmato da Benito Mussolini e dal Re, “goda ancora di buona salute”, a differenza del codice di procedura penale, più volte modificato nel corso degli anni.