21 Jan, 2026 - 10:49

"The Testament of Ann Lee" è una storia vera? Chi è davvero la protagonista e di cosa parla il film

"The Testament of Ann Lee" è una storia vera? Chi è davvero la protagonista e di cosa parla il film

Nel trailer di "The Testament of Ann Lee" Amanda Seyfried canta, danza, predica e guida una comunità come una vera rockstar della fede.

Il film, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia e poi arrivato nei cinema statunitensi il 25 dicembre, racconta la vita di una donna reale, poco conosciuta ma decisiva per la storia religiosa americana.

Tra musical psichedelico, biopic spirituale e dramma storico, il progetto diretto da Mona Fastvold accende la curiosità di chi si chiede: quanto c’è di vero in questa storia?

Ann Lee, figura storica che ispira il film musicale

Sì, Ann Lee è esistita davvero. Nata a Manchester nel Settecento in una famiglia povera, diventa parte dei cosiddetti Shaking Quakers, un gruppo che vive il culto con movimenti estatici e canti.

Da questa esperienza nasce il movimento degli Shakers, di cui Ann Lee diventa guida spirituale e che si fonda su principi allora radicali: uguaglianza tra uomini e donne, vita comunitaria, pacifismo e celibato.

Nel film, Ann affronta un matrimonio segnato da abusi emotivi e fisici e la perdita di quattro figli, eventi che la spingono a scegliere la castità e a dedicarsi completamente alla fede.

Convinta di essere la manifestazione femminile di Cristo, guida un piccolo gruppo di seguaci verso l’America nel 1774, in cerca di libertà religiosa. Una volta arrivata, resta sconvolta dal razzismo diffuso nella società americana, in contrasto totale con la visione egualitaria degli Shakers.

Oggi il movimento conta pochissimi membri attivi, ma la loro eredità resta fortissima nei mobili, nell’architettura, negli inni e nei diari che raccontano quella vita comunitaria così fuori dagli schemi.

Di cosa parla davvero "The Testament of Ann Lee"

Il film non segue la struttura classica del biopic. Fastvold racconta la storia in tre capitoli, alternando dialoghi, scene di vita comunitaria e numeri musicali che non sembrano mai semplici "canzoni", ma veri momenti di trance collettiva.

Le coreografie sono curate da Celia Rowlson-Hall, già nota per lavori intensi e fisici come "Vox Lux". Le musiche sono firmate da Daniel Blumberg, premio Oscar, che compone brani nuovi ispirati agli inni Shaker, ma con un suono sorprendentemente contemporaneo.

Il risultato è un musical che mescola spiritualità antica e vibrazioni moderne, con sequenze che sembrano quasi rituali filmati più che spettacoli da palcoscenico.

Fastvold, che è anche ex ballerina, costruisce tutto il film attorno all’idea che il corpo sia uno strumento di fede. Non a caso molte scene chiave passano dal canto al movimento, come se la preghiera avesse bisogno di uscire dalla bocca, dalle mani, dalle spalle, da ogni muscolo.

Amanda Seyfried e il legame personale con Ann Lee

Amanda Seyfried racconta che questo ruolo la porta più in profondità dentro se stessa, soprattutto attraverso la vocalizzazione e il movimento.

Spiega che non si tratta solo di cantare, ma di usare il corpo per produrre suoni mai fatti prima davanti a una macchina da presa. Per lei, danzare e cantare diventano un modo per sentirsi più vicina a se stessa, proprio come accade alle persone che usano la musica per sentirsi vive.

Dice anche che cerca spesso un aspetto musicale nei personaggi, perché è lì che riesce a esprimersi in modo più completo, ma in questa storia la dimensione musicale è parte integrante della spiritualità del personaggio.

Ann Lee prega cantando e muovendosi, quindi non potrebbe esserci progetto più importante per lei, sia come artista sia come essere umano. Seyfried racconta un set costruito sulla fiducia e sull’assenza di giudizio, dove tutti cercano di realizzare qualcosa che sembra quasi impossibile.

Le prove avvengono anche a distanza, tra studi di registrazione, demo condivisi e videochiamate, con un clima di entusiasmo continuo. Quando arriva sul set, dice di sentire di avere già tutto dentro, pronta solo a trasformarlo in azione davanti alla camera.

Un cast ricco e una produzione internazionale

Accanto a Seyfried, il film schiera un cast che mescola volti indie e star da grande pubblico.

Lewis Pullman interpreta William, fratello devoto di Ann, descritto come omosessuale e profondamente legato alla comunità. Christopher Abbott è Abraham, il marito di Ann, mentre Thomasin McKenzie dà voce a una giovane discepola immaginaria che funge anche da narratrice.

Completano il cast Tim Blake Nelson e Stacy Martin, in un racconto corale che mette sempre la comunità al centro, non solo la leader. Le riprese si sono svolte tra Budapest, Svezia e Massachusetts, anche in veri siti storici legati agli Shakers come l’Hancock Shaker Village.

La scenografia punta su semplicità, funzionalità e sostenibilità, in linea con l’estetica Shaker, famosa per la bellezza essenziale dei suoi spazi. Fastvold sottolinea che nulla deve sembrare decorativo: ogni oggetto deve avere uno scopo, proprio come nella filosofia della comunità.

Fastvold racconta di aver visitato la tomba della vera Ann Lee prima di iniziare la produzione e di averle "parlato", con l’idea di costruire il film come un dialogo tra due donne che cercano spazio in mondi dominati dagli uomini.

Una prospettiva che risuona fortissimo anche oggi e che rende il film sorprendentemente attuale, pur restando ancorato al Settecento.

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