21 Jan, 2026 - 09:59

"The Testament of Ann Lee", che ruolo ha Amanda Seyfried? L'interpretazione osannata dalla critica

"The Testament of Ann Lee", che ruolo ha Amanda Seyfried? L'interpretazione osannata dalla critica

Quando una star come Amanda Seyfried decide di calarsi nei panni di una figura storica complessa come Ann Lee, la protagonista di "The Testament of Ann Lee", il risultato è quasi sempre un terreno di esplorazione artistica e interpretativa che va oltre il semplice "provare a essere qualcun altro".

In questo musical biografico diretto da Mona Fastvold (co-sceneggiato con il partner Brady Corbet), Seyfried non solo interpreta la fondatrice del movimento religioso degli Shakers - una donna radicale, mistica e visionaria. ma lo fa con una forza tale da far parlare la critica di carriera migliore e perfino Oscar-worthy.

Ma cosa sappiamo sul suo ruolo e cos'ha detto la stessa Amanda Seyfried della sua interpretazione? Scopriamo insieme tutti i dettagli e i retroscena della pellicola di Fastvold.

"The Testament of Anne Lee": chi è l’Ann Lee del film

Nel film diretto da Mona Fastvold e co-scritto con Brady Corbet, Ann Lee è raccontata come una figura carismatica, mistica e sorprendentemente pop nel modo in cui vive la spiritualità: canto e movimento diventano preghiera, il corpo diventa strumento di connessione con il divino.

La storia parte dalle origini umili a Manchester, figlia di un fabbro, e segue la scelta radicale di attraversare l’oceano con un piccolo gruppo di seguaci per fondare una nuova comunità in America.

Qui il musical non usa i numeri cantati come semplice intermezzo, ma come linguaggio narrativo vero e proprio.

È dentro questa scelta che il ruolo di Seyfried si gioca tutto: non basta "recitare" Ann Lee, bisogna incarnarla fisicamente, sostenere scene che sono insieme rituali, esplosioni emotive e momenti di trance collettiva.

Ed è proprio questo che ha colpito molti critici: la sensazione che l’attrice non stia mai illustrando il personaggio, ma stia vivendo il personaggio.

Canto, corpo e trance: la sfida più intensa per Seyfried

Amanda Seyfried ha raccontato in più interviste quanto questo ruolo l’abbia portata in una zona creativa nuova, lontana dalle dinamiche classiche del set.

Ha spiegato che usare la voce non solo per cantare, ma per vocalizzare, urlare, respirare, emettere suoni non convenzionali, l’ha spinta a un livello di esposizione personale che non aveva mai sperimentato davanti alla macchina da presa.

Nelle sue parole, muoversi e cantare diventano un modo per sentirsi più vicini a se stessi, un’esperienza che lei collega direttamente al senso profondo del personaggio di Ann Lee, per cui la preghiera passa dal corpo prima ancora che dalle parole.

Seyfried dice anche che cerca spesso un aspetto musicale nei personaggi, perché è lì che riesce a esprimersi in modo più completo, ma in questo progetto quella dimensione non è un’aggiunta: è il cuore stesso della storia.

Racconta inoltre di un processo creativo lento, privo di giudizio e molto collaborativo, con prove che nascono anche a distanza, tra FaceTime, studio di registrazione e demo condivisi con il compositore.

Tutti lavorano ad altri progetti, poi si ritrovano, costruiscono, modificano, riprovano. Non per dovere, ma per entusiasmo. Sul set, spiega, arriva con la sensazione di avere già tutto dentro, pronta solo a portare in vita ciò che è stato seminato prima.

Perché la critica parla di ruolo "da premi"

Quando iniziano a uscire le prime recensioni, il punto che torna più spesso non è "Seyfried è brava", ma "Seyfried è sorprendente in questo ruolo".

I critici sottolineano come riesca a tenere insieme autorità spirituale, fragilità emotiva e carisma magnetico senza mai scivolare nella retorica. Ann Lee non appare come una santa distante, ma come una donna in costante tensione tra fede, dolore e determinazione.

Alcune testate parlano apertamente di migliore interpretazione della sua carriera, proprio perché il film le chiede di usare tutti gli strumenti possibili: voce, corpo, silenzi, resistenza fisica, capacità di guidare scene corali in cui la sua presenza resta il fulcro emotivo.

In un musical così atipico, dove non esiste la classica struttura "strofa-ritornello-applauso", tenere l’attenzione dello spettatore richiede un controllo totale del ritmo emotivo. Ed è lì che molti vedono il salto di qualità.

Da qui nascono anche le prime voci su possibili candidature ai premi, Oscar compresi. Non si parla di previsioni ufficiali, ma di un chiacchiericcio che circola tra festival, critici e addetti ai lavori, alimentato dal fatto che l’Academy spesso guarda con interesse alle performance trasformative e fisicamente impegnative.

In questo senso, Ann Lee è esattamente quel tipo di ruolo che accende i radar.

Mona Fastvold, Brady Corbet e un set fuori dagli schemi

Dietro questa interpretazione c’è anche il metodo di lavoro di Mona Fastvold, che guida il progetto con una visione molto chiara ma, secondo Seyfried, anche con una forte apertura alla collaborazione. L’attrice racconta che la regista sa che il film è una sfida per tutti, e proprio per questo costruisce una squadra pronta a spingersi oltre il comfort.

Fastvold e Corbet, già noti per un cinema fisico e intenso, qui spingono ancora di più sull’idea di comunità creativa, che rispecchia in modo quasi ironico la stessa comunità raccontata nel film.

Seyfried collega esplicitamente questo clima alla filosofia di Ann Lee: quando tutti credono nel viaggio, dice, si riescono a fare cose che da soli sembrano impossibili. E sullo schermo questa coesione si vede, soprattutto nelle scene collettive in cui la protagonista non domina con la forza, ma trascina con l’energia.

Nel risultato finale, la sensazione è che il film e la performance si sostengano a vicenda: la regia costruisce lo spazio per un’interpretazione radicale, e l’interpretazione dà senso a una messa in scena che rischierebbe di sembrare astratta se non fosse così visceralmente umana.

Ed è proprio in questo equilibrio che la Ann Lee di Amanda Seyfried conquista la critica, più come esperienza emotiva che come semplice personaggio storico.

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