19 Jan, 2026 - 16:31

Omicidio Mollicone, Marco Mottola rompe il silenzio: "Sono innocente, non ho fatto del male a Serena"

Omicidio Mollicone, Marco Mottola rompe il silenzio: "Sono innocente, non ho fatto del male a Serena"

"Non ho mai fatto del male a Serena e neanche i miei familiari". Con queste parole Marco Mottola, imputato insieme al padre Franco, ex maresciallo dei carabinieri, e alla madre Anna Maria per l'omicidio di Serena Mollicone - la 18enne uccisa ad Arce, nel Frusinate, il primo giugno 2001 - è tornato a ribadire la sua innocenza davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma.

Le dichiarazioni di Marco Mottola al processo

Mottola ha preso la parola nel corso dell'odierna udienza del processo d'Appello bis, escludendo ogni contatto con la vittima il giorno in cui scomparve. Era il primo giugno 2001. Quella mattina, Serena si era recata all'ospedale di Sora, acquistando nel bar della vicina stazione dei bus quattro cornetti e quattro pezzi di pizza, facendo intendere di dover incontrare qualcuno.

Due giorni dopo, a ricerche avviate (i genitori ne avevano denunciato la scomparsa), il suo corpo fu ritrovato in un boschetto a Fontecupa, vicino Monte San Giovanni Campano. I sospetti si concentrarono inizialmente su Carmine Belli, carrozziere che aveva avuto contatti con la giovane, incarcerato e poi scagionato. 

In seguito, l'ex vicebrigadiere dei carabinieri Santino Tuzi sostenne di averla vista entrare in caserma. Così spuntò la pista che porta ai Mottola. Secondo l'accusa, i tre si sarebbero macchiati dell'omicidio perché la 18enne voleva denunciare un presunto giro di droga di cui anche Marco, di cui era amica, avrebbe fatto parte.

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Quella mattina in caserma non è venuto a trovarmi nessuno, né sono uscito con la mia macchina o con quella di altri. Non sono andato al bar Pioppetelle o Della Valle. Non ho comprato Marlboro light. Non sono io il 'biondino' descritto da Carmine Belli (un ragazzo visto litigare con Serena, ndr),

ha ribadito oggi Mottola.

La porta della caserma e l'impianto accusatorio

L'uomo è tornato anche sull'ipotesi secondo cui Serena sarebbe morta dopo essere stata spinta contro una porta dell'alloggio in uso alla sua famiglia nella caserma di Arce, elemento centrale dell'impianto accusatorio.  

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Di quella porta all'interno della caserma dei carabinieri ho saputo solo nel marzo del 2008 e mio padre mi raccontò di averla danneggiata nel corso di una lite con mia madre,

ha riferito ai giudici. 

Il caso Tuzi e l'ingresso di Serena in caserma

Infine, Mottola si è soffermato sulla testimonianza di Tuzi, morto nel 2008 poco prima di essere chiamato a testimoniare.

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Ha inventato una menzogna perché è stato preso di sprovvista. Si è adeguato a dire quello che gli inquirenti volevano sentire e nel frattempo si è tolto dai sospetti. Poi si è pentito e ha ritrattato,

ha dichiarato, con parole molto simili a quelle già pronunciate dal padre nella scorsa udienza. Sia in primo che in secondo grado tutti e tre gli imputati erano stati assolti, ma la Cassazione ha annullato le sentenze con rinvio. 

Sono diventate definitive invece le assoluzioni per gli ex colleghi di Mottola, i carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, accusati di favoreggiamento e, nel caso del primo, istigazione al suicidio per la vicenda Tuzi. Si attendono ora sviluppi. 

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