Dopo giorni di tensioni, prese di posizione, comunicati e video al veleno da parte della Lega, il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla prosecuzione dell’operazione "Strade sicure", che prevede l’impiego dei militari in città per la tutela della pubblica sicurezza. Da mesi il ministro ha prospettato una possibile chiusura dell’operazione, da riaffidare a Polizia e Carabinieri, così da consentire ai militari di tornare a missioni più strettamente legate alla Difesa.
La sola ipotesi ha messo la Lega sulle barricate, che nei giorni scorsi è intervenuta duramente sul tema, non solo a parole, ma annunciando la calendarizzazione in aula di una risoluzione per rafforzare la missione, aumentando il contingente fino a settemila unità, non risparmiando neanche commenti sarcastici su chi in maggioranza “si comporta come i governi di centrosinistra".
Così, dopo giorni di cautela, il ministro Crosetto ha deciso di rispondere direttamente alle polemiche su Strade Sicure, definendole senza mezzi giri di parole “inutili, inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti”.
In un lungo post su X, Crosetto ha chiarito che l’operazione “Strade Sicure” è stata già confermata per il 2026 e il 2027, dopo che nel 2025 la sua consistenza era stata incrementata “sempre su iniziativa del Ministro della Difesa, in accordo con gli Interni, con il contingente in più di Stazioni Sicure”.
Una dimostrazione, ha sottolineato il ministro, che “ciò che pensa il ministero della Difesa sulla sicurezza dei cittadini italiani non è affidato a parole in libertà, ma a fatti concreti”.
Devo dire che mi hanno molto deluso le tante, troppe, e per me inutili polemiche inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti.
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) January 13, 2026
L’operazione “Strade Sicure”, anche quest’anno, ha la stessa consistenza dello scorso anno.
Anno (il 2025) in…
“Alcune persone preferiscono strumentalizzare le cose nel modo che fa loro più comodo”, ha poi proseguito Crosetto, ricordando il senso del suo intervento, frainteso da alcuni: “aumentare il personale di Strade Sicure, ma utilizzando i Carabinieri – che sono comunque personale della Difesa – e che godono dei pieni poteri di Polizia, un particolare che i militari delle altre forze armate non hanno”. Un’ipotesi, ha spiegato, che potrebbe essere realizzata ad esempio attraverso la reintroduzione della figura del Carabiniere ausiliario.
Nessuna volontà di tagliare, dunque, da un giorno all’altro l’operazione Strade Sicure, ha ribadito con fastidio il ministro, sottolineando l’intenzione di “utilizzare i militari di Esercito, Marina e Aeronautica senza toglierne neanche uno, almeno finché non ci sarà un numero superiore di Carabinieri”.
“Non tocca a me decidere, ma al Parlamento” - l'affondo finale contro i colleghi di maggioranza - al quale lui stesso chiederà il rifinanziamento di Strade Sicure “nell’attuale configurazione” e di interessarsi a come i militari “potranno operare senza rischiare di finire in galera”.
La risposta di Crosetto non ha lasciato molto spazio a interpretazioni, evidenziando chiaramente il fastidio per la campagna avviata nei giorni scorsi dalla Lega, che ha apertamente puntato il dito contro la presunta volontà del ministero di depotenziare Strade Sicure.
Va aggiunto, inoltre, che le tensioni tra il ministro della Difesa e gli esponenti leghisti non si limitano a questo dossier, ma si intrecciano con il più complesso tema della prosecuzione degli aiuti militari a Kiev.
Su questo punto, il Carroccio si è più volte opposto - finora a parole - auspicando la fine degli aiuti all’Ucraina e criticando l’aumento delle spese per la Difesa, tema sul quale Crosetto invece insiste da tempo, sottolineando la necessità di adeguare le infrastrutture del Paese alle sfide poste dalle nuove forme di guerra ibrida.
Proprio su questi dossier, la distanza tra Lega e gli altri due alleati – Fratelli d’Italia e Forza Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani – si fa sempre più evidente, e forse in prospettiva problematica per la stabilità del Governo in un momento così complesso a livello internazionale.
Intanto, restano i fatti: la risoluzione leghista, presentata in Commissione Difesa alla Camera, non è ancora stata ritirata, segno, in qualche modo, della volontà del Carroccio di andare avanti sul tema.