12 Jan, 2026 - 12:28

Strade sicure, maggioranza divisa sui militari nelle città: la Lega parte al contrattacco

Strade sicure, maggioranza divisa sui militari nelle città: la Lega parte al contrattacco

Sulla prosecuzione dell’operazione “Strade sicure” è scontro tra Fratelli d’Italia e la Lega. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere infatti di voler intervenire sulla missione che dal 2008 autorizza l’impiego delle Forze armate nelle strade per incrementare il presidio del territorio e la sicurezza pubblica. 

L’idea, coltivata al ministero della Difesa e annunciata da mesi, è che l’esercito torni a fare l’esercito e che l’operazione rientri nella piena competenza delle Forze di polizia, così da liberare energie e risorse, anche alla luce della fase di riorganizzazione che attraversa il comparto Difesa e dei sempre più preoccupanti mutamenti dello scenario internazionale. “Siamo chiamati a costruire una protezione per la nostra nazione, una difesa più aderente ai rischi attuali”, ha spiegato il ministro Crosetto. 

L’ipotesi, però, non è piaciuta affatto alla Lega, che ha preso subito posizione contro l’eventualità di uno smantellamento di Strade sicure. “Ci chiediamo perché oggi nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra”, l’affondo durissimo del capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo.

L’operazione Strade Sicure

Confermata da tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra, l’operazione “Strade sicure” è nata nel 2008, durante il governo Berlusconi IV. La missione è stata all’epoca introdotta per contrastare l’allarme sociale legato alla sicurezza urbana, rafforzando il controllo del territorio, in particolare nelle grandi città, attraverso l’impiego delle Forze armate a supporto di Polizia e Carabinieri.

L’utilizzo dei militari, armati e impiegati nel presidio di obiettivi particolarmente sensibili – aree urbane a rischio, ma anche stazioni, aeroporti, ambasciate e tribunali – era inizialmente concepito come una misura temporanea; nel tempo, invece, si è trasformato in un’operazione di fatto stabile, progressivamente estesa ad altri ambiti di intervento, come la sicurezza dei grandi eventi o, durante la pandemia da Covid-19, il controllo del rispetto delle misure sanitarie.

La Lega parte al contrattacco sui militari nelle strade

Le valutazioni in corso al ministero della Difesa, sull’opportunità di ridurre l’impiego dei militari in “Strade sicure” e, al contrario, di potenziare organici e impegno di Carabinieri e Polizia, hanno immediatamente fatto scattare la Lega, che anzi è partita al contrattacco, annunciando la calendarizzazione in Commissione Difesa alla Camera di una risoluzione volta a rafforzare – e non diminuire – il contingente impegnato nell’operazione.

“La Lega è al lavoro per aumentare la presenza nelle città di donne e uomini in divisa, a partire dai 6.800 militari che già presidiano città e stazioni: è già stata calendarizzata la proposta per potenziare l’operazione ‘Strade sicure’”, si legge sui social del partito. “Secondo la Lega, lo Stato deve continuare a investire nel comparto”.

A illustrare il perché della proposta, che prevede l’aumento del contingente di almeno 1.000 militari  è il primo firmatario, il deputato Eugenio Zoffili: “La nostra priorità è rafforzare ulteriormente il controllo del territorio, mantenendo questa vitale operazione e incrementando la presenza tra la gente dei militari dell’Esercito. Attraverso questa risoluzione, che auspichiamo venga condivisa da tutte le forze politiche, anche da chi con stupore in maggioranza ha espresso contrarietà all’operazione ‘Strade sicure’ e ne vorrebbe la cancellazione, vogliamo dare una risposta concreta alle esigenze dei cittadini”.

Meloni lavora al nuovo decreto Sicurezza

La proposta della Lega, che di fatto va in direzione opposta a quella avanzata dal ministro della Difesa, apre un nuovo fronte all’interno della maggioranza su un tema particolarmente sentito dai cittadini.

“Abbiamo lavorato moltissimo”, ha spiegato la premier durante la conferenza stampa, “ma i risultati per me non sono sufficienti”. Sul tema della sicurezza, prioritario per l’elettorato, soprattutto di centrodestra, la premier sa bene di giocare parte del lavoro che dovrà essere presentato agli italiani in vista delle elezioni politiche del 2027.

Per questo, Meloni ha annunciato l’imminente approvazione, in Consiglio dei Ministri, di un nuovo decreto sicurezza, su cui sarà necessario mediare le diverse sensibilità all’interno della maggioranza e le risposte che ogni partito ritiene di dover fornire al proprio elettorato. L’ambito di applicazione dovrebbe riguardare nuovamente la criminalità giovanile e le cosiddette baby gang – con estensione delle responsabilità anche ai genitori – e l’immigrazione. Uno dei pilastri potrebbe poi essere l’estensione, su scala nazionale, del modello Caivano.

 

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