Per chi si stesse chiedendo se “Zamora” (2023) è ispirato a una storia vera, la risposta è no. Il film che segna l’esordio alla regia di Neri Marcorè è una commedia emozionante, ambientata nell’Italia degli anni Sessanta e mescola l’amore per il calcio, il riscatto personale e l’amicizia.
Il film è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Roberto Perrone. Scopriamo insieme tutti i dettagli.
No, il film “Zamora” non è una storia vera, ma si ispira al romanzo omonimo dello scrittore Roberto Perrone. La pellicola del 2023 racconta eventi fittizi nell’Italia degli anni Sessanta, tra crisi aziendali e passione calcistica.
Il protagonista, Walter Vismara, è un timido ragioniere di provincia, a un certo punto costretto a trasferirsi a Milano, dopo la chiusura della sua ditta.
Ben presto si rende conto che la vita in una grande città è fatta di insidie e di rapporti personali da tessere nel mondo del lavoro.
Così, per far colpo sul suo nuovo capo e su una ragazza (Ada), il protagonista accetta di partecipare alle partite di calcio aziendali. Nonostante il suo rifiuto per lo sport che tutti invece amano, Walter si rivelerà un talentuoso giocatore, grazie all’aiuto di un ex portiere che diventerà suo amico.
Il rivale del ragioniere, per sfotterlo, lo ribattezza “Zamora”, proprio in onore del leggendario portiere spagnolo Ricardo Zamora.
Il film “Zamora” è ispirato alla storia fittizia raccontata tra le pagine dell’omonimo romanzo di Roberto Perrone, giornalista sportivo scomparso nel 2023.
Il libro narra le peripezie di Walter, orfano di provincia che vive con la sorella Elvira a Milano, e la sua strabiliante trasformazione da timido e impacciato impiegato a eroe del calcio.
Perrone ha saputo infondere l’ironia e il realismo milanese nella sua opera: Walter, umiliato dall'ingegner Gusperti, assolda l'ex portiere Giorgio Cavazzoni - un mito in decadenza, alcolizzato e donnaiolo - per allenarsi all'Arena Civica. La vendetta amorosa contro Ada, l’amante del capo, culmina in un epico match aziendale.
Il regista Neri Marcorè ha realizzato un libero adattamento del romanzo di Perrone, scegliendo un tono della narrazione più intimista e meno storico.
Nel libro, Walter è un orfano che abita nel centro di Milano con la sorella; nel film, la storia personale del protagonista è meno delineata.
La pellicola enfatizza il tema dell’amicizia tra il ragioniere e l’ex stella del calcio, oltre che la crescita personale di Walter.
Tuttavia, la differenza fondamentale tra il libro e il film sta nel finale. Nella pellicola l’epilogo viene lasciato aperto dal regista per dare agli spettatori la possibilità di sognare: Walter continuerà a fare il contabile o accetterà il contratto del talent scout per diventare un giocatore professionista?